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13 luglio 2006

Wargame: bonificare il Medio Oriente

Questa è la ricetta definitiva:

1.       Mobiliti quattro task force di portaerei statunitensi, almeno quindici sottomarini in grado di lanciare missili da crociera e altrettanti incrociatori e caccia lanciamissili, più una squadra della NATO con almeno una portaerei leggera e una portaerei nucleare d'attacco e li schieri nel Golfo Persico.

2.       Mobiliti il III, il V  Corpo d’Armata statunitensi, il I Corpo d’Armata britannico e le migliori divisioni corazzate della NATO e li schieri in Iraq

3.       Metti in stato di allerta il XVIII Corpo d’Armata e trasferisci a Diego Garcia la 1^ e la 3^ divisione Marine

4.       Mobiliti l’esercito indiano e prometti a Delhi un pieno appoggio militare e diplomatico

5.       Garantisci a Israele il pieno appoggio militare e diplomatico

 

Al momento buono: il XVIII Corpo d’Armata al completo, assieme ad altre unità aviotrasportate della NATO, viene lanciato sui Monti Zagros, in Iran; le forze schierate in Iraq invadono l’Iran, mentre l’aviazione navale e le basi americane nel Golfo assicurano il controllo dell’aria; la 1^ e la 2^ divisione Marine, appoggiate da un corpo di spedizione della NATO e dalla Brigata Aviotrasportata israeliana, occupano i pozzi petroliferi dell’Arabia Saudita e si preparano a respingere qualsiasi reazione da qualsiasi emirato del Golfo; l’esercito israeliano al completo attacca di sorpresa la Siria e il Libano, puntando direttamente alla conquista di Beirut, Tripoli, Damasco, Latakia e Aleppo; l’esercito indiano invade il Pakistan e l’India mette in stato di allerta le sue forze nucleari. Se il Pakistan lancia le sue testate nucleari, non solo incassa la risposta indiana, ma anche quella israeliana e americana.

La guerra potrebbe essere vinta nell’arco di un mese o due, senza far ricorso ad armi di distruzione di massa (se non in caso di attacco non convenzionale da parte del nemico). Si concluderebbe con una stretta di mano tra il comandante delle forze di terra della NATO e il comandante delle forze di terra indiane da qualche parte in mezzo all’Iran. L’obiettivo del conflitto deve essere chiaro: la resa incondizionata dei regimi del Pakistan, dell’Iran, della Siria e della monarchia saudita. Turchia, Egitto e Giordania, con tutta probabilità, non entrerebbero in guerra. Gli jihadisti si scatenerebbero contro tutte le democrazie occidentali, ma privati dei loro sponsor internazionali e della loro principale fonte di appovigionamento economico, ben presto la loro rivoluzione si esaurirebbe per logoramento.

Scommetto che, se avete avuto la pazienza di leggere fino a questa riga, state sicuramente ridendo, scuotendo la testa, state pensando che questo è un post scritto da qualcuno che ha bevuto/fumato troppo, da un bambinone guerrafondaio (in milanese: malad de naja), da un esaltato che non sa nemmeno di che sta parlando, o da un ragazzino che gioca a troppi wargame e legge troppo pochi libri. Se avevate stima del titolare di questo blog, l’avete quasi certamente persa.

Quello che ho descritto qui sopra non è un piano reale. Non è nemmeno sulla carta. È una provocazione.

Una guerra come quella descritta sopra è impossibile da combattere? Militarmente parlando… no. È possibilissima ed è molto probabile vincerla in poco tempo, una volta che dovesse essere lanciata. Gli Stati mediorientali coinvolti sono militarmente molto deboli. La NATO da sola li potrebbe sconfiggere con una mano legata dietro la schiena. Con l’appoggio del numeroso esercito indiano e dell’efficiente esercito israeliano, il compito sarebbe ancora più facile.

È controproducente? Le rappresaglie di tipo terroristico sarebbero pesantissime e molto diffuse. Ma anche oggi stiamo subendo, nell’arco degli anni, uno stillicidio di attentati, guerriglie, tensioni che non ci lascia in pace. Gli Islamisti ci hanno già dichiarato guerra da almeno quindici anni. Nel corso dei prossimi decenni, l’Europa sarà sempre più penetrata dai movimenti jihadisti e l’Africa settentrionale e centrale diverrà, se si va avanti così, un’immensa base del terrorismo islamico. Presto i movimenti armati islamisti saranno anche dotati di armi nucleari. Affrontare una guerra totale contro i principali regimi islamici adesso, vuol dire solo farla scoppiare subito per avere buone probabilità di vincerla, senza attendere che il nemico diventi ancora più forte. Per di più, la storia insegna che se infliggi una sconfitta a un’unità araba, le altre tendono a fuggire. La stessa visione islamista della Jihad non contempla una sconfitta schiacciante: hanno sempre bisogno di vittorie, segno che stanno compiendo il volere di Allah. Una sconfitta pesantissima metterebbe in crisi la loro stessa fede.

Che cosa ci ha impedito, dal 2001 ad oggi, di lanciare un’operazione militare di questo genere e di considerarla, addirittura, una follia, una decisione impossibile? La nostra cultura. Non ci sentiamo con le spalle al muro. La minaccia islamista appare poco, occasionalmente, con piccole azioni mordi-e-fuggi che non ci fanno sentire realmente in pericolo. La maggior parte della gente non si sente nemmeno in guerra. Siamo ben lontani dalla II Guerra Mondiale, quando la Gran Bretagna si sentiva in pericolo di morte e scatenò tutto il suo arsenale militare contro la Germania nazista, senza risparmiare al nemico distruzioni massicce delle strutture civili e militari, accettando di perdere in battaglia e nelle proprie città decine di migliaia di morti, militari e civili, in mezzo mondo, dall’Africa Orientale alle pianure dell’Europa centrale, dal Mar Glaciale Artico al Sud Est asiatico. Noi siamo convinti che l’Arabia Saudita e il Pakistan siano ancora degli alleati e che basti tirar loro le orecchie quando scopriamo che “tollerano” il terrorismo islamico. Siamo convinti che l’India, colpita dal nostro stesso nemico, sia una nazione ostile. Siamo convinti che Israele non sia realmente aggredito e debba scendere a compromessi con i suoi vicini per creare le condizioni di una pace duratura. Siamo convinti che la Siria sia un regime “laico” con cui è possibile scendere a patti per combattere assieme il terrorismo islamista. Siamo preoccupati dal numeroso popolo musulmano e abbiamo paura della sua reazione ovunque nel mondo se usiamo metodi troppo bellicosi. Siamo convinti che nel mondo ci sia un arbitro supremo, chiamato Onu, che ci sgriderebbe se solo facessimo un decimo di quello che ho scritto all’inizio di questo post. Siamo convinti, almeno in parte, che la violenza islamista sia causata da un eccesso della nostra aggressività e che, per questo, una guerra aperta non faccia altro che alimentare ancor di più la “spirale di violenza”. Abbiamo paura, anche dopo quasi vent’anni dalla fine della Guerra Fredda, che una grande azione militare convenzionale possa provocare la reazione nucleare di Cina e Russia, causando la fine dell’umanità. Siamo convinti che se gli Americani prendono una decisione, noi Europei dobbiamo prendere la decisione opposta, non perché sia quella giusta, ma perché solo così si crea “equilibrio”. Abbiamo paura di subire perdite e ancor di più abbiamo paura della reazione delle nostre “opinioni pubbliche”. Consideriamo già una “sconfitta” perdere 2500 uomini (tutti professionisti volontari) in una guerriglia a bassissima intensità lontanissima dalle nostre case. Considereremmo una catastrofe irreparabile perdere più di 10.000 uomini in battaglia o subire un grosso attentato in casa nostra. Abbiamo paura che un’azione di questo genere crei una sorta di Vietnam su scala continentale. In generale, abbiamo maturato una strana convinzione, contraria a migliaia di anni di esempi di storia militare: se infliggi una sconfitta decisiva al nemico, conquisti la sua capitale e gli imponi una resa incondizionata, i problemi non sono finiti, ma appena iniziati. E poi… mi rendo conto che ho sempre parlato con la prima persona al plurale. Ma chi siamo “noi”? Praticamente nessun filosofo o semplice opinion maker contemporaneo saprebbe rispondere. “Noi chi? Occidentali?” Ma cos’è questo “occidente”? “Cristiani? Ma va’!” “Discendenti dell’Illuminismo? No, i cristiani si incazzano se glielo dici…” “Laici? Sarai tu!” “Siamo assieme agli Americani? Ma se sono loro i cattivi numero 1!” “Combattiamo dalla parte di Israele?! Ma se sono la nazione più pericolosa del mondo!” “Scendere in guerra contro chi? Ma se l’unico vero nemico è il nostro Stato!” Gli Islamisti, al contrario, si sentono uniti, si sentono forti, hanno alle spalle regimi che li armano, madrasse che li indottrinano, petroldollari che li arricchiscono. Ed hanno un obiettivo comune: sottomettere il mondo nel giro di qualche decennio. Il loro, oggi, è solo un sogno. Domani? Meditate gente. Meditate…




permalink | inviato da il 13/7/2006 alle 23:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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