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20 maggio 2009

Per chi vuol credere alle menzogne di Teheran

Una menzogna ripetuta milioni di volte diventa verità. Questo ragionamento di Goebbels (ministro della propaganda nazista) è la summa del totalitarismo. E dell’ideologia alla base del totalitarismo: la realtà oggettiva non esiste, la realtà totalitaria è quella dettata da chi rappresenta la classe o la razza dominante.

Se abbiamo battuto il nazismo è perché, dopo un decennio, le potenze in guerra contro la Germania nazista hanno smesso di credere alla loro “realtà”. Hanno aspettato che gli eserciti nazisti invadessero tutta l’Europa, ma poi hanno smesso di dare retta alle loro menzogne. Se il comunismo è crollato da solo, è stato solo perché i popoli assoggettati a quei regimi in Europa orientale hanno smesso di credere alle menzogne di regime, rivelando che, al di là della propaganda sul radioso futuro socialista, nella società reale c’erano solo miseria e persecuzioni.

Nel mondo di oggi, invece, stiamo continuando a credere alle menzogne di altri regimi totalitari, quelli islamici. Prima di tutto stiamo continuando a credere alle menzogne dell’Iran. Il regime di Teheran si spaccia per vittima, anche se vittima non è. La politica iraniana non è difensiva, è aggressiva. Vuole esportare la rivoluzione islamica nei Paesi musulmani “corrotti” dall’Occidente, distruggere Israele e dichiarare guerra a quella che viene vista come la fonte del male: le democrazie occidentali laiche. Questo è quel che vuol fare l’Iran, in vista di una vera e propria apocalisse che, nelle convinzioni religiose dei vertici iraniani, dovrebbe spianare la strada al ritorno (giudicato “imminente”) del XII Imam. Questa è la loro “realtà”. E solo in questa “realtà” l’Iran può considerarsi come tre volte “vittima”: vittima di un mondo dominato da potenze non musulmane, di un mondo musulmano a maggioranza sunnita, di un mondo musulmano sciita scettico sul ritorno imminente del XII Imam. Se (e solo se) noi ci mettiamo nella loro testa, vediamo un Iran circondato da nemici. Se invece vediamo le cose per come stanno veramente, vediamo solo un regime dittatoriale, quello di Teheran, che esporta terrorismo e vuole scientemente creare caos. Se i nostri governi si mettessero a giudicare la realtà per quella che è, capirebbero di trovarsi ad avere a che fare con dei pazzi religiosi, ancor più pericolosi di altre sette che credono nella fine del mondo.

Ma non vogliamo vedere questa realtà. Preferiamo credere che siano vittime. Chiaramente non riusciremmo mai ad accettare la loro visione del mondo, per cui filtriamo il loro vittimismo con le nostre categorie. Li giudichiamo vittime del passato coloniale (quando la Persia non fu mai colonia di nessuno), di vecchie manovre torbide (il golpe contro Mussadegh, a cui, per altro, partecipò anche il clero locale), di episodi tuttora oscuri (come il presunto finanziamento del terrorismo anti-iraniano da parte degli americani) e soprattutto li vogliamo vedere portavoce di un mondo musulmano “perseguitato” da Israele e dalle potenze occidentali. Sono tutti sensi di colpa che l’Iran ci spaccia, usando il nostro linguaggio, che i nostri accademici terzomondisti vogliono recepire e diffondere. E’ la stessa cosa che successe anche con la Germania nazista e con l’Urss: anche i due grandi regimi del passato si vedevano vittime. Il nazismo si riteneva portavoce di una razza ariana vittima dell’ebraismo e della moralità cristiana. Il marxismo leninista al potere, si percepiva circondato da potenze capitaliste. Anche nel caso della Germania nazista e dell’Urss, gli accademici occidentali sposavano il loro punto di vista, filtrandolo attraverso nostre categorie. Per la Germania nazista è tuttora diffusa dagli storici l’idea che fosse vittima del Trattato di Versailles, che dettava condizioni “troppo dure” dopo la I Guerra Mondiale (dimenticando che la guerra stessa fu scatenata da un’aggressione tedesca). Per l’Urss, qualsiasi libro di storia sposa, o almeno prende in considerazione, la tesi dell’accerchiamento imperialista diffusa da Lenin e da Stalin per giustificare una militarizzazione totale del loro Paese e le continue purghe interne.

Se adesso vogliamo credere che l’Iran sia una vittima dell’Occidente, lo facciamo in buona fede (ed è questo il vero problema): nei media e nelle università si è ormai consolidata l’idea che i conflitti e la povertà nel mondo in via di sviluppo (Medio Oriente compreso) siano una risposta all’aggressività di Stati Uniti e Israele, alla presunta rapacità delle multinazionali petrolifere, alla presunta e inesistente diplomazia segreta ebraica e americana. Lo pensa sinceramente Obama, con il suo entourage di liberal, quando impone a Israele di non attaccare l’Iran (prima che questo si doti dell’arma nucleare) e quando vuole arrivare subito alla soluzione “due popoli in due stati” per il Medio Oriente per “disinnescare” la guerra. Poi ci sono anche quelli che vogliono credere all’Iran facendolo in mala fede. E questo è anche il caso del nostro governo che, a momenti, mandava Frattini a Teheran (annullando la visita all’ultimo momento dopo l’ennesima provocazione missilistica iraniana: quando è troppo è troppo) e vuole avere una rappresentanza iraniana a Trieste al G8. Sono in mala fede anche i governi francese, britannico e tedesco che, in questi cinque anni di crisi acuta con Teheran, continuano a negoziare, pur sapendo che i negoziati non portano a nulla con un regime religioso che vuole l’apocalisse. Berlusconi, Sarkozy, Brown e la Merkel sanno benissimo che cosa è l’Iran dei mullah, nessuno di loro è un liberal pacifista, obnubilato dal terzomondismo, come Obama. Però trattano con Teheran, ne riconoscono indirettamente le presunte “ragioni”. Lo fanno nel nome della peggior mentalità pragmatica, quella dell’affare da concludere nel breve, brevissimo periodo: guadagnare qualche anno di pace, qualche contratto statale per portare soldi in cassa, tanto del futuro non v’è certezza e nel lungo periodo saremo tutti morti.


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permalink | inviato da oggettivista il 20/5/2009 alle 15:43 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

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