.

  oggettivista [ Libertà individuale senza compromessi ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


L'opinione
Ideazione
Ragion Politica
Svi Pop
Pepe
Comitati per le Libertà
The Objectivist Center
Capitalism Magazine
The Intellectual Activist
Libero Pensiero
Italia Laica
Krillix
Orso di Pietra
Walking Class
Drusillo
The Right Nation
Aldo Torchiaro
Il Camillo
Conservatore compassionevole
Heritage Foundation
Cato Institute
Radio Free Europe
Memri
Rudolph Rummel
Istituto Bruno Leoni
Bertoldino
Laura Lodigiani
Asia News
Bruges Group
Le Guerre Civili
JimMomo
Mises
Semplicemente Liberale
Happy Trails
Storia Libera
Calamity Jane
Pinocchio
Riccio
Phastidio
Rebirth of Reason
Libertarian
Liberali per Israele

cerca
letto 193277 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


11 giugno 2009

Gheddafi, quando l'abito fa il monaco

Da due giorni un buffone si aggira per le strade di Roma. E’ vestito con una divisa da palcoscenico in stile Michael Jackson, ha appesa al bavero non solo un’enorme costellazione di medaglie (non guadagnate sul campo), ma anche un’intera foto in bianco e nero che ritrae l’impiccagione di Omar el Mukhtar. Questo buffone non è finito in manicomio, nessuno ha chiamato i carabinieri per un Tso (trattamento sanitario obbligatorio). In compenso viene trattato come un capo di Stato, accolto dalle massime cariche del nostro governo. Per chi non l’avesse capito, stiamo parlando di Gheddafi.

Perché è giusto soffermarsi così tanto sull’aspetto esteriore di quest’uomo? Perché l’estetica è espressione diretta di una visione del mondo. Se ti vesti in un certo modo, è perché vuoi comunicare quel modo di essere. Gheddafi è la summa del trash agli occhi di qualsiasi occidentale. La sua tenda piantata in pieno giardino di villa Pamphili è un pugno nello stomaco, i suoi trasferimenti in limousine bianca, la sua scorta di “Amazzoni” sembrano usciti pari-pari da uno dei peggiori video di rapper americani appena arricchiti. E tutto questo non è casuale. Gheddafi vuole apparire così. Vuole farsi vedere come un potente capo-tribù agli occhi degli africani. Allo stesso tempo vuole far vedere che, non solo è potente e carico di sfarzo, ma anche un capo militare più grande di tutti gli altri leader della Lega Araba, portando una divisa che è più carica di medaglie, gingilli e paccottiglie varie rispetto a quelle di tutti gli altri suoi colleghi militari messi assieme. Infine, non solo si vuol far vedere come un potente capo tribù e un genio militare, ma anche come un uomo che vuol vendicare gli orrori del colonialismo (e da qui la foto di Omar el Mukhtar appesa al bavero). Questa è la visione del mondo di Gheddafi. Coerentemente espressa nelle sue dichiarazioni alla stampa, in cui giustifica il terrorismo islamico e difende la pirateria somala, tutte espressioni, secondo lui, di una reazione del terzo mondo al presunto “imperialismo” occidentale (ormai finito da mezzo secolo).

Questo è Gheddafi. Ma non c’è da meravigliarsi: non si è mai mostrato come uno statista civile, ma come un leader tribale che vuole danneggiare le democrazie occidentali come può e quando può. Lo scandalo è che noi stiamo accogliendo e soddisfando tutte le esigenze di quest’uomo. Lo scandalo, ancora più grande, è che gli Stati Uniti (che hanno subito il peggio del terrorismo libico) stanno riaprendo con lui normali relazioni diplomatiche. Lo scandalo sommo è che l’Onu avrà un diplomatico libico alla presidenza della prossima sessione dell’Assemblea Generale.




permalink | inviato da oggettivista il 11/6/2009 alle 14:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (11) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio       


Blog dedicato ad Ayn Rand
(1905-1982)