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3 agosto 2009

Una storia alternativa della Grande Guerra/ parte 2

La domanda più ricorrente nella storia alternativa della I Guerra Mondiale è: se gli Imperi Centrali avessero vinto? Non è una domanda stupida, perché, almeno fino al 1917, una vittoria austro-tedesca era l’esito più probabile del conflitto mondiale. Ancora fino all’estate del 1918, i tedeschi hanno avuto molte chance di trionfare. Solo dopo l’agosto del 1918 non ci sono state più speranze per Berlino e Vienna, con l’arrivo in massa del contingente americano in Francia e le perdite subite dai tedeschi nella battaglia di Amiens. Nel corso della guerra, i tedeschi ebbero ben 4 occasioni di vincere la guerra con una sola battaglia: sulla Marna nel settembre 1914, nella battaglia di Varsavia nell’agosto del 1915 (dove sprecarono la possibilità di annientare i 2/3 dell’esercito russo), nella battaglia dell’Atlantico del febbraio-giugno 1917 (in aprile la Gran Bretagna aveva scorte per soli 6 mesi, poi avrebbe dovuto chiedere la pace separata) e infine nella grande offensiva in Francia del 21 marzo 1918.

E se i tedeschi avessero vinto? Uno storico come Niall Ferguson dice: non sarebbe stato poi così male. Siamo davvero sicuri? In “La verità taciuta”, Ferguson dipinge l’ipotesi di una vittoria tedesca nel 1914, al seguito della quale sarebbe nata una sorta di Unione Europea (a guida austro-tedesca) con quasi un secolo di anticipo. Ferguson, evidentemente, non ha alcun problema a considerare l’Ue come un’istituzione positiva per gli europei. Io non sarei così sicuro. Finora in tutti i Paesi europei si vive relativamente bene, con standard di vita altissimi e una grande libertà (soprattutto se paragonati al resto del mondo extra-occidentale), ma non abbiamo ancora un super-Stato europeo che ci governa. Elementi di decadenza e crisi delle nostre democrazie sono dovuti alla cancrena dei sistemi di welfare istituiti negli anni ‘50 e ‘60 e non più al passo coi tempi. Un super-Stato europeo non sanerebbe questa cancrena, con tutta probabilità la estenderebbe su scala europea. Un super-Stato, inoltre, non farebbe che inasprire i conflitti che già ci sono fra i vecchi e i nuovi membri dell’Ue, con i primi che temono la concorrenza dei secondi e i secondi che si sentono discriminati dai primi. Inasprirebbe le tensioni fra Nord e Sud dell’Europa, con i secondi che chiedono aiuti e i primi che non li vogliono più dare. Un super-Stato europeo, insomma, peggiorerebbe quella condizione da “guerra civile fredda” che già esiste all’interno delle singole democrazie europee. Ecco: una vittoria tedesca nella I Guerra Mondiale ci avrebbe portato ad una situazione da super-Stato europeo già all’inizio del ‘900. E un super-Stato molto peggiore rispetto a quello che si sta progettando in questi due decenni. Perché, mentre l’Ue si sta formando su un libero condominio di democrazie liberali, una Ue a guida tedesca sarebbe stata l’esito di un’espansione territoriale di un impero, molto meno accettabile da parte delle popolazioni non tedesche. Se nella Ue di oggi, i cittadini hanno un indiretto potere decisionale nella formazione delle istituzioni comuni (per lo meno votiamo i governi che a loro volta voteranno in sede europea), in un’Europa a guida tedesca non vi sarebbe stato alcuno spazio decisionale per l’opinione pubblica. Nell’Ue di oggi tutte le nazionalità hanno pari diritti. In una Ue a guida tedesca, i popoli germanici avrebbero goduto di più diritti rispetto alle altre nazionalità (soprattutto quelle sconfitte in guerra): gli slavi di una mitteleuropa a guida tedesca (polacchi, baltici, bielorussi, ucraini), i francesi, gli italiani, i serbi, avrebbero subito discriminazioni politiche, sociali ed economiche. Nell’Ue attuale, elementi di liberismo (libero commercio e libera circolazione dentro i confini comuni) si mischiano a elementi di dirigismo (regole imposte dalla Commissione, dazi sulle frontiere comuni). In un’Europa unificata a forza da una Germania ancora bismarckiana, il dirigismo economico sarebbe stato imposto a tutti, con gravi discriminazioni anche economiche per i popoli soggetti al nuovo impero.

E’ molto probabile che un’Europa del genere sarebbe ben presto finita in decadenza sul piano economico e lacerata al suo interno dalle tensioni etniche. Non ci saremmo risparmiati neppure i totalitarismi: in una Francia sconfitta sarebbero esplose le tendenze di estrema destra ed estrema sinistra che già covavano sotto le ceneri dalla fine dell’800. Il totalitarismo sarebbe nato prima a Ovest, invece che a Est del Reno. In Russia, il partito bolscevico avrebbe (molto probabilmente) preso il potere comunque: i tedeschi lo avrebbero visto come un virus da iniettare in Russia per indebolirne la resistenza, senza considerare tutte le sue terribili conseguenze. Cosa che in effetti fecero nel 1917.

Tutto questo vale per l’Europa. E gli altri continenti? Peggio che andar di notte! Una vittoria dell’Impero Ottomano, non solo ne avrebbe garantito la sopravvivenza, ma l’avrebbe radicalizzato. Gli armeni furono quasi interamente sterminati entro il 1916. Se i turchi vincevano la guerra, greci d’Anatolia ed ebrei della Palestina sarebbero stati i prossimi della lista. L’Impero avrebbe cercato di riconsolidare i suoi domini in Africa settentrionale (a spese di Gran Bretagna e Francia) e di espandersi nell’Asia centrale (a spese della Russia). Avendo dichiarato la jihad nel 1914, il sultano si sarebbe trovato nell’invidiabile posizione di essere a capo di un vero e proprio califfato islamico, il sogno di Bin Laden e di tutti gli integralisti islamici contemporanei.

In effetti è meglio che la I Guerra Mondiale sia stata vinta dall’Intesa. Il mondo dopo il 1918 è drasticamente cambiato in peggio rispetto a quello del 1914. Ma se avessero vinto gli Imperi Centrali sarebbe stato un mondo ancora peggiore. Il problema, dunque, è come e quando l’Intesa ha vinto la guerra... (segue)




permalink | inviato da oggettivista il 3/8/2009 alle 16:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

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