.
Annunci online

  oggettivista [ Libertà individuale senza compromessi ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


Il Fazioso Liberale
L'opinione
Ideazione
Ragion Politica
Svi Pop
Pepe
Comitati per le Libertà
The Objectivist Center
Capitalism Magazine
The Intellectual Activist
Libero Pensiero
Italia Laica
Krillix
Orso di Pietra
Walking Class
Drusillo
The Right Nation
Aldo Torchiaro
Il Camillo
Conservatore compassionevole
Heritage Foundation
Cato Institute
Radio Free Europe
Memri
Rudolph Rummel
Istituto Bruno Leoni
Bertoldino
Laura Lodigiani
Asia News
Bruges Group
Le Guerre Civili
JimMomo
Mises
Semplicemente Liberale
Happy Trails
Storia Libera
Calamity Jane
Pinocchio
Riccio
Phastidio
Rebirth of Reason
Libertarian
Liberali per Israele

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


6 agosto 2009

Una storia alternativa della Grande Guerra/ parte 4

C’è ancora un ultimo “se” della storia della I Guerra Mondiale: cosa sarebbe successo se non fosse finita nel 1918 e fosse invece continuata ancora nel 1919, o forse anche nel 1920? La storia alternativa che parte da questa domanda è forse la più realistica fra le varie esaminate finora. Perché tutte le potenze belligeranti, fino all’estate del 1918, erano convinte che la guerra sarebbe durata ancora un altro anno. E le scorte belliche erano state pianificate di conseguenza per durare fino alla fine del 1919. La caduta improvvisa degli Imperi Centrali è difficilmente spiegabile ancora adesso. Il comando tedesco si è demoralizzato dopo il fallimento delle offensive in Francia, ma non abbastanza da parlare seriamente di armistizio. La Bulgaria ha accettato la pace separata nel settembre del 1918, gettando nel panico i comandi austriaci e tedeschi. L’Impero Ottomano se ne è andato subito dopo la resa bulgara. L’Impero Austro-Ungarico è uscito non appena ha visto che in Ungheria stavano scoppiando i primi moti, contemporaneamente all’offensiva alleata nei Balcani e a quella italiana sul Piave. I moti rivoluzionari interni alla Germania hanno dato solo un colpo di grazia a imperi ormai morti. Quindi solo un rapido e imprevedibile concatenarsi di eventi ha determinato la fine improvvisa di una guerra che stava durando da quattro anni e che poteva durare benissimo per altri due.

Per quanto plausibile, lo scenario di una Grande Guerra prolungata al 1919 è difficilmente prevedibile, perché dal 1917 è diminuita la capacità di controllo sulle proprie forze da parte delle potenze belligeranti. Se fino al 1916 nessuno mirava alla resa incondizionata del nemico, dopo il 1917 (con la guerra sottomarina indiscriminata lanciata dai tedeschi e l’entrata in guerra degli Usa) la guerra è diventata veramente totale, nel senso pieno del termine. Dopo il 1917, inoltre, tutte le potenze belligeranti hanno dovuto far fronte ad un nemico interno oltre che esterno, la guerra internazionale si è accavallata con conflitti civili, sia in Russia (dal 1917) che in Germania, Austria e Ungheria (nell’ultimo mese di guerra). Fino al 1916 si sarebbe potuto conservare il vecchio ordine degli imperi. Dal 1917 il sistema internazionale era destinato inevitabilmente a cambiare. Diciamo che, dal 1914 al 1916, la I Guerra Mondiale (come tutti i conflitti) è stata caratterizzata da un notevole livello di caos contenuto, dal 1917 il caos ha iniziato a prevalere sulle scelte pianificate. Ad aumentare l’imprevedibilità del tutto è stato lo scoppio dell’epidemia di influenza spagnola, che dall’ottobre del 1918 ha iniziato a macinare morti a decine di milioni (27 milioni di vittime, secondo le stime più prudenti) in tutti i Paesi belligeranti.

L’ordine internazionale creato dalla vittoria dell’Intesa nel 1918 è una duplice rivoluzione. Per farla breve: nell’Europa centrale i grandi imperi si sono ritirati come un’onda, lasciando sul bagnasciuga tante nuove nazioni più o meno democratiche (Cecoslovacchia, Jugoslavia, Ungheria, Polonia, Estonia, Lettonia, Lituania, Ucraina) completando così un percorso rivoluzionario repubblicano e nazionale iniziato con i moti europei del 1848. In Russia, invece, si è avviata una rivoluzione di segno opposto, con la nascita di un nuovo impero multinazionale e messianico fondato sull’ideologia marxista. Grazie alla fine della guerra nel 1918, queste due tendenze, di segno opposto, sono entrambe sopravvissute. Hanno convissuto (male) fino al 1939. Poi le piccole nazioni nate dalla caduta degli imperi sono state di nuovo conquistate dai nuovi imperi: prima da quello nazista (nato come sistema speculare a quello comunista), poi da quello sovietico.

Se la guerra fosse continuata ancora nel 1919 ci sarebbe stata da subito una resa dei conti. I due movimenti non avrebbero potuto coesistere a lungo.

Se tutto fosse andato secondo i piani dell’Intesa, nel 1919 avremmo avuto:

  1. Una grande offensiva corazzata anglo-franco-americana sul fronte occidentale, secondo il piano di JFC Fuller che, per certi versi, anticipò Guderian e la blitzkrieg. L’offensiva si sarebbe conclusa, con ogni probabilità con la vittoria alleata e l’occupazione della Saar e della Ruhr, il cuore industriale della Germania.
  2. Un’offensiva dell’esercito italiano contro l’Impero Austro-Ungarico, pronta a proseguire in territorio tedesco da Sud, con obiettivo finale Monaco di Baviera. L’offensiva italiana avrebbe molto probabilmente ottenuto un successo facile contro gli austro-ungarici (che nel 1919 sarebbero stati ridotti al lumicino), avrebbe permesso agli italiani di arrivare a Trento, Bolzano, Trieste, Pola e Fiume, ma si sarebbe quasi sicuramente arenata sulle montagne bavaresi.
  3. Un’offensiva dell’Armata d’Oriente nei Balcani, per eliminare la Bulgaria, liberare la Serbia e marciare su Budapest. Non fosse riuscita nel 1918, questa impresa avrebbe avuto certamente successo nei primi mesi del 1919 e avrebbe portato l’Impero Austro-Ungarico alla resa.
  4. L’appoggio da parte degli alleati alle armate bianche di Miller (artico) e Kolchack (Siberia), con cui erano già stati fatti accordi. Con tutta probabilità un minimo di sostegno alleato avrebbe permesso ai bianchi di vincere e di rovesciare il regime bolscevico, prevenendo la nascita dell’Unione Sovietica
  5. La prosecuzione dell’offensiva britannica in Siria, Mesopotamia e Anatolia fino alla resa dell’Impero Ottomano. In questa campagna, gli ebrei sionisti avrebbero potuto fare più pressioni sull’Intesa per ottenere già nel 1919 l’indipendenza di Israele, partecipando con la loro Legione (come già avevano fatto cechi e polacchi) alla sconfitta del nemico, ottenendo così un riconoscimento nazionale.

A questo progetto, gli Imperi Centrali avrebbero potuto opporre poco, ma erano in grado di creare numerose insidie:

  1. Il regime bolscevico, per sopravvivere, si sarebbe dovuto alleare con la Germania contro i bianchi e i loro alleati dell’Intesa. La Germania avrebbe, a sua volta, avuto bisogno del regime bolscevico come alleato ideologico, sia per placare la rivolta comunista al suo interno, sia per scatenarla negli eserciti delle potenze occidentali. In questo modo la Germania poteva sperare nello scoppio di tante piccole guerre civili, alimentate da movimenti filo-bolscevichi, in Francia, Gran Bretagna e Italia. E arrivare a una pace negoziale, o magari, addirittura, a una vittoria risicata seguita al rovesciamento dei governi nemici. In Germania, l’alleanza con il regime bolscevico avrebbe potuto creare strani nuovi movimenti politici, un connubio fra nazionalismo e comunismo totalmente imprevedibile. Ludendorff e Hindemburg avevano già imposto un socialismo di guerra al servizio della nazione, cosa sarebbe successo in caso di alleanza con i bolscevichi?
  2. La Germania avrebbe giocato ancora la carta navale, con una grande sortita di tutta la sua Flotta d’Alto Mare. La mossa, pianificata nell’estate del 1918, è stata eseguita in ritardo, solo alla fine di ottobre, con i negoziati di pace già in corso e gli equipaggi che non ne volevano sapere di rischiare ancora la pelle (il loro ammutinamento ha poi provocato la rivoluzione in Germania). Se la guerra fosse andata avanti, invece, la carta dell’offensiva navale avrebbe potuto essere giocata molto bene e l’esito sarebbe stato incerto. I tedeschi erano marinai formidabili, alla fine del 1918 la Flotta d’Alto Mare era al massimo della sua potenza, ma si sarebbe trovata contro le flotte congiunte britannica e americana (la 6th battle squadron). L’esito sarebbe stato al 50% una vittoria tedesca o alleata e sarebbe stato comunque determinante per la vittoria finale di uno dei due campi. Una vittoria tedesca in mare avrebbe portato al blocco dell’Atlantico. Una vittoria alleata alla prosecuzione del blocco navale della Germania.
  3. L’Impero Ottomano accettò la resa proprio quando stava iniziando a sviluppare un’offensiva in Asia, approfittando del vuoto lasciato dal crollo della Russia. L’obiettivo di Enver Pascià era: conquistare il Caucaso, avanzare in Persia e Afghanistan, minacciare direttamente l’India britannica. Il piano non era assurdo come sembra, perché avrebbe contato sull’unione alla causa ottomana di tutti i popoli turcofoni dell’Asia Centrale: una bella massa d’urto indisciplinata da lanciare contro l’impero britannico! Fosse stato più lungimirante, Enver avrebbe potuto fare il calcolo di unirsi alle forze del barone Ungern-Sternberg, ex ufficiale zarista, che avanzava dall’estremo oriente russo (con un esercito privato) per creare un suo impero, a immagine e somiglianza di quello mongolico. Per gli inglesi sarebbe stata una doppia insidia.
  4. Il regime bolscevico, oltre a contare sull’alleanza con la Germania, avrebbe puntato a dividere l’America dai suoi alleati. Nel 1918 e nel 1919, infatti, il presidente Woodrow Wilson era relativamente favorevole al regime bolscevico e aveva già pensato di accettarlo nella futura Lega delle Nazioni. Fra le potenze dell’Intesa era solo Churchill a voler proseguire la guerra contro i bolscevichi. Con un abile lavoro diplomatico, Lenin e Trotzky avrebbero potuto benissimo indurre gli Stati Uniti a ritirare le truppe dal territorio russo e far sì che Wilson si opponesse a qualsiasi altra iniziativa anti-comunista inglese, Inutile dire che una mossa del genere avrebbe creato non pochi danni alla causa alleata.

Nel 1919, in caso di vittoria dell’Intesa, si sarebbe compiuto fino in fondo il moto iniziato con le rivoluzioni del 1848: avremmo avuto tante nazioni indipendenti, molte di più di quelle che nacquero nel 1918. Solo nell’area ex russa avremmo avuto Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ucraina, una nazione cosacca, la Georgia, l’Armenia, un Caucaso musulmano confederato, vari stati nell’Asia Centrale, un Turkestan unificato a cavallo fra Cina e Asia centrale, un Estremo Oriente russo, probabilmente anche una Siberia del tutto autonoma. In Medio Oriente, sarebbe stato prossibile un Israele indipendente già nel 1919, forse ci sarebbe stata la possibilità della secessione anche per il Kurdistan (soprattutto se l’offensiva dell’Intesa fosse continuata in Anatolia). Il crollo degli Imperi Centrali e, simultaneamente, anche del nuovo impero bolscevico, avrebbe generato una frammentazione territoriale incontrollabile, in tutta l’Eurasia. Piaccia o no, questo sarebbe stato l’esito più probabile.

Nel 1919, in caso di vittoria degli Imperi Centrali, si sarebbe invece imposto un ordine completamente nuovo e totalitario. La Germania avrebbe involontariamente fatto da rompighiaccio a Lenin, sarebbe stata comunque troppo debole per resistere a un’ondata di esportazione della rivoluzione comunista dalla Russia all’Europa occidentale. Una volta finita la guerra, con i governi occidentali rovesciati, l’America più lontana di prima e una debolissima Germania vincitrice dopo cinque o sei anni di continui massacri, con mezza popolazione tedesca già in subbuglio, Lenin avrebbe potuto lanciare la rivoluzione mondiale, incontrando ben pochi ostacoli. E in quel caso sarebbe stata la notte dell’umanità: un sogno per i comunisti, un incubo per tutti gli altri.




permalink | inviato da oggettivista il 6/8/2009 alle 0:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa

sfoglia     luglio        settembre


Blog dedicato ad Ayn Rand
(1905-1982)