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29 novembre 2006

Russia, la realtà che non si vuol vedere

Parlare male della Russia, qui in Italia, è un po’ come parlar male della Mafia in Sicilia. Ti guardano tutti con un’aria beffarda, dandoti dello scemo. Infatti, nessuno ha interesse a parlar male della Russia. Gli unici che lo hanno fatto sistematicamente, i Radicali, hanno pagato con la vita (come Antonio Russo), o con l’ostracismo giornalistico.
Eppure il regime di Putin sta battendo tutti i limiti. Già da un pezzo praticava il terrorismo di Stato all’interno dei suoi confini, facendo ammazzare giornalisti non allineati (la Politkovskaja è solo l’ultimo caso). Adesso ha ripristinato anche il terrorismo di Stato internazionale, facendo assassinare Litvinenko, come avveniva con i dissidenti ai tempi dell’Unione Sovietica. E nel frattempo: Putin si allea con la Cina, fa accordi con il Venezuela di Chavez, fornisce tutta la tecnologia necessaria all’Iran per farlo diventare una potenza nucleare, schiaccia nel sangue la rivolta cecena con metodi genocidi, fa uccidere o intimidire i politici delle repubbliche ex sovietiche che lo possono ostacolare, fa della Bielorussia una sua succursale, ricatta l’Europa con il prezzo del gas. Mosca ci sta facendo tanto di quel male che, al confronto, il terrorismo islamico sembra un piccolo fenomeno passeggero. Eppure nessuno ne vuole parlare, nessuno vuole vedere. Si dirà che nessuno ha interesse a denunciare gli orrori della Russia di Putin, perché con Putin si fanno tanti affari. Non è propriamente così. Si possono fare altrettanti affari con Paesi molto più civili e soprattutto nostri amici. Imprenditori e boiardi di Stato di tutta Europa decidono scientemente di fare affari con Putin e di chiudere un occhio su tutti i rischi che ciò comporta. E la loro decisione dipende dalle loro idee.
I post-comunisti, paradossalmente, sono tra quelli che denunciano di più, proprio perché Putin, per loro, è il simbolo del tradimento: un capo di Stato che regna sulle macerie del loro ex impero. Tuttavia non possono spingersi molto avanti con le loro critiche, perché Putin appartiene alla loro stessa famiglia e si sta circondando, da un decennio a questa parte, di tutti i loro compagni sovietici del KGB, dell’esercito e dell’economia dell’ex Unione Sovietica. Inoltre: quanti di loro erano in stretti rapporti con Mosca, fino al 1991? Quanti sperano che rimanga al potere un post-comunista che nasconde i loro scheletri nell’armadio? Il disegno di Putin, nel lungo periodo, coincide con quello di tutti i post-comunisti, perché dal 1989 cercano ossessivamente una potenza che possa contrastare gli interessi degli Stati Uniti. E Putin sta facendo di tutto per far tornare la Russia al suo vecchio ruolo imperiale.
I democristiani non hanno mai voluto il collasso dell’Unione Sovietica. Hanno sempre sperato che la politica sovietica si “ammorbidisse”, ma non hanno mai digerito la frammentazione dell’ex superpotenza, perché tutto sommato volevano che si realizzasse il sogno di Gorbacev, quello di una “casa comune” sovietico-europea, con un’economia mista (ma prevalentemente diretta dalle autorità politiche) e istituzioni politiche comuni. Putin dà loro la sensazione che possa riprendere questo vecchio progetto.
I socialisti democratici, che pure denunciavano l’Urss per i suoi crimini, volevano un’Unione Sovietica democratizzata, ma hanno sempre apprezzato la sua economia pianificata. Sognavano un “socialismo dal volto umano”, ma pur sempre socialismo. Hanno visto come fumo negli occhi, sia la frammentazione territoriale dell’Urss, sia (soprattutto) il primo timido processo di liberalizzazione avviato da Gaidar nei primi anni ’90. Adesso sono contenti di avere a che fare con un Putin che sta nuovamente nazionalizzando tutta l’economia russa, come ai tempi dell’Urss. E poi: quanti membri dell’Internazionale Socialista erano in buoni rapporti con l’Urss? Quanti hanno mantenuto buoni rapporti con i suoi diretti discendenti?
I conservatori, infine, hanno una simpatia innata per i regimi autoritari, di qualsiasi colore siano, anche se nemici. Preferiscono avere a che fare con un unico capo. Preferiscono un regime nemico a quello che vedono come “disordine”. I conservatori gollisti sognano da sempre di essere alla testa di una grande potenza europea che si contrapponga agli Stati Uniti. Putin fornisce loro l’illusione di costruire (magari assieme alla Francia) un’alleanza europea contro l’America. I conservatori cristiani, invece, si illudono che la Russia possa diventare un grande baluardo cristiano contro l’Islam. Vedono quel che Putin sta facendo in Cecenia, ricordano quel che è successo a Beslan e pensano che, nel lungo periodo, sia inevitabile un’alleanza russo-occidentale contro l’Islam.
Ma persino molti liberali anti-comunisti ammirano Putin. Per gli stessi motivi per cui questo viene odiato da molti post-comunisti: perché rappresenterebbe il volto di una Russia che non è più comunista e forse perché credono ancora alla propaganda del primo Putin, che si spacciava come riformatore liberale, “costretto” a concentrare tutto il potere nelle sue mani per gestire le riforme.
Sono tutte illusioni ideologiche, evasioni dalla realtà. Che invece è ben più drammatica: Putin sta restaurando l’Unione Sovietica, da cima a fondo. Sta reintroducendo i simboli dell’ex regime totalitario (compresa la riabilitazione ufficiale di Stalin) e distruggendo la memoria degli orrori del comunismo. Sta facilitando la diffusione di un’ideologia populista che è, al tempo stesso, nazionalista e comunista, proprio come ai tempi di Stalin. Sta rinazionalizzando tutta l’economia, che è ancora nelle mani degli ex alti funzionari sovietici. Sta ricostruendo e modernizzando le forze armate. Ha ridato pieni poteri ai servizi segreti, che sono gli stessi di vent’anni fa e che hanno ricominciato ad agire all’estero, come ai tempi dell’Urss. Sta cercando di riconquistare (con le buone e con le cattive) le repubbliche ex sovietiche, lasciando in pace (per ora) solo le Repubbliche Baltiche. E solo perché queste sono entrate a far parte della NATO e dell’Unione Europea. E infine, sta creando un’alleanza militare ed economica con tutti i nemici dell’Occidente: dall’Iran al Venezuela, dalla Cina alla Siria. Quando il suo progetto sarà completato, ci ritroveremo al punto di partenza: dovremo fronteggiare una rinata Unione Sovietica, nemica dell’Occidente democratico, più minacciosa ancora di quella che credemmo di aver seppellito definitivamente nel 1991.
Oltre a tutto, il suo progetto è anche fragilissimo, a voler ben vedere: se l’Urss è collassata, c’era un motivo. Il primo motivo, che i nostri soloni non vogliono capire, è che un’economia pianificata è irrazionale, non può crescere, non può soddisfare le esigenze dei cittadini. Il secondo, ancor più dirompente, è che l’Urss non è mai stata una Nazione in cui i cittadini si possono identificare spontaneamente: era uno spazio geografico dominato (con la forza) da un regime, ma costituito da almeno 40 nazionionalità, tutte pronte a dichiarare l’indipendenza. Infine: il regime sovietico era fondamentalmente anti-umano, perché pretendeva da tutti i cittadini la rinuncia a tutti i propri interessi individuali per il bene della collettività. Putin sta ripetendo esattamente gli stessi errori dei suoi predecessori politici: controllo ideologico della cultura e dell’informazione, economia pianificata e centralismo politico. Finora ha solo avuto fortuna. L’ingerenza dell’Islamismo nella guerra cecena, gli consente di presentare al suo popolo l’unità della Russia come l’unica arma possibile contro il terrorismo. Il rialzo dei prezzi del petrolio gli consente di illudersi e di non riformare l’economia. Ma non appena qualcosa andrà storto, c’è da scommettere che l’economia russa si sgonfierà di nuovo come un soufflé che viene bucato. E 40 nazionalità diverse ricominceranno ad alzare la testa.
Il regime del Cremlino è fragile. Il progetto di restaurazione dell’Urss è difficilissimo. Siamo solo noi Occidentali, con la nostra ignavia e la nostra complicità ideologica, che lo stiamo permettendo.
Sia ben chiaro: il mio non è un discorso anti-russo. Io amo la cultura russa, in tutte le sue espressioni. Questo blog è dedicato ad Ayn Rand, che è una filosofa russa, emigrata in America, ma nata, cresciuta ed educata in Russia. Hanno ragione tutti coloro che sperano in una Russia stabile che combatte dalla nostra parte contro comuni nemici. Il popolo russo è più affine a noi, più aperto alle idee di democrazia e libertà individuale, di quanto non lo siano i popoli del mondo islamico o i Cinesi. Sarebbe bello avere una Russia federale, democratica e libera alleata stabilmente con l’Europa e gli Stati Uniti. Ma proprio per questo è necessaria una ribellione contro il regime di Putin e tutti i residui dell’Unione Sovietica.




permalink | inviato da il 29/11/2006 alle 16:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa

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