.
Annunci online

  oggettivista [ Libertà individuale senza compromessi ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


Il Fazioso Liberale
L'opinione
Ideazione
Ragion Politica
Svi Pop
Pepe
Comitati per le Libertà
The Objectivist Center
Capitalism Magazine
The Intellectual Activist
Libero Pensiero
Italia Laica
Krillix
Orso di Pietra
Walking Class
Drusillo
The Right Nation
Aldo Torchiaro
Il Camillo
Conservatore compassionevole
Heritage Foundation
Cato Institute
Radio Free Europe
Memri
Rudolph Rummel
Istituto Bruno Leoni
Bertoldino
Laura Lodigiani
Asia News
Bruges Group
Le Guerre Civili
JimMomo
Mises
Semplicemente Liberale
Happy Trails
Storia Libera
Calamity Jane
Pinocchio
Riccio
Phastidio
Rebirth of Reason
Libertarian
Liberali per Israele

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


30 maggio 2007

Un voto contro la nuova DC

Si sa che i primi dati che arrivano e le prime analisi che vengono scritte non tengono mai conto di tutti gli elementi. Ma in questo caso il risultato è stato chiaro fin da subito. La Casa delle Libertà ha stravinto. Ma non solo: tutti i progetti di rifare la DC hanno straperso. Perché la nuova DC di sinistra (il Partito Democratico, che ripropone il compromesso storico così come lo voleva Moro) è stato seppellito prima ancora che nascesse veramente. Il popolo di sinistra ha disertato le urne e dove la sinistra è riuscita a vincere (come a Trapani) lo deve a Rifondazione Comunista e al popolo comunista duro e puro. La Casa della Libertà ha stravinto dove c’erano candidati leghisti, o comunque persone lontane dalla mentalità democristiana. E’ stato determinante l’intervento diretto di Berlusconi che, in campagna elettorale, ha tirato fuori il suo lato più estremista, opponendosi frontalmente al governo Prodi. I risultati più evidenti sono nel Nord: Forza Italia, che dalle nostre parti è ancora visto come il partito della rivolta fiscale, è il simbolo più gettonato, seguito dalla Lega Nord. A distanza segue AN e solo in fondo (ma moolto in fondo) c’è l’Udc neodemocristiano.

Insomma, per tutto questo primo anno di governo Prodi, in tutti e due gli schieramenti non si è fatto altro che tentare di convergere verso il centro, parlare di “grandi coalizioni” o tentare di costruire terzi poli a metà tra la destra e la sinistra. E si è capito sin da subito che questi progetti, teoricamente motivati dal pareggio delle elezioni del 2006, non rispondevano affatto alla volontà dell’elettorato, ma solo alle esigenze dei politici. Approfittando dello stallo, i vari centristi dei due schieramenti volevano creare un sistema di accordi trasversali così da seppellire l’alternanza, emarginare le “estreme” e spartirsi il potere per i prossimi decenni. Di fatto volevano far rinascere la DC: un partito cattolico, di centro, alleato con cespugli laici di destra e di sinistra, sufficientemente forte da seppellire qualsiasi rivale di estrema destra o di estrema sinistra, troppo debole per comandare da solo, ma nella posizione giusta per decidere tutte le alleanze e fare da “ago della bilancia” tra la destra e la sinistra. Questa era la sorpresina che i centristi ci volevano riservare per i prossimi anni. E l’elettorato li ha bocciati ancora prima che potessero tirar fuori nuovi simboli.

Ora, perché un partito di centro è necessariamente un male? Per questi quattro fondamentali motivi:

  1. Assenza di competizione. Perché qualsiasi partito che non è motivato da una competizione con i suoi rivali è destinato ad incancrenirsi. Tenere il potere per troppo tempo senza rivali, ma dovendo sempre scendere a compromessi per formare alleanze di governo è quel che ha rovinato la classe dirigente liberale nei primi del ‘900 e la vecchia DC nella seconda metà dello stesso secolo. La mancanza di competizione isola i politici dagli elettori, li deresponsabilizza perché li solleva dalla necessità di chiedere il parere degli altri per sapere come stanno agendo. Commettono errori senza nemmeno rendersene conto.
  2. Corporativismo. Inutile illudersi: anche se gente come Tabacci firma qualche volta dei manifesti liberisti, i centristi sono seduti su un enorme apparato burocratico di cui difendono gli interessi. Sia i centristi allineati con la destra che quelli allineati con la sinistra contestano “l’estremismo liberista”. Si identificano con il “centro” proprio perché vogliono prendere le distanze sia dal capitalismo che dal socialismo, per seguire una terza via corporativista. E così facendo si illudono, perché non si può avere un sistema “misto”. Non esiste. Nel momento in cui affidi allo Stato un settore dell’economia, hai già messo in piedi un sistema socialista. Poi ci vuole molto poco per rendere lo stesso sistema ancora più socialista. Nel sistema corporativista lo Stato diventa il protettore dei sindacati, delle grandi industrie, delle associazioni e degli ordini professionali. Sempre più associazioni chiederanno protezione, sempre più diverranno dipendenti dallo Stato e impediranno di effettuare riforme liberali, anche se urgenti e necessarie. Chiederanno sempre più soldi, a spese del contribuente, di tutti coloro che non sono sufficientemente forti o intriganti da farsi proteggere dallo Stato. Alla fine lo Stato diventa un’enorme macchina mangia-soldi, che spreme i deboli per dare ai forti, distrugge l’iniziativa individuale per tenere in piedi le grandi organizzazioni collettive.
  3. Centralismo. Il federalismo voluto da Don Sturzo non è mai nato e tutti i centristi si sono caratterizzati come centralisti convinti. Prima si aveva paura di una secessione comunista, poi di una secessione leghista. Fatto sta che i centristi pensano che il federalismo sia sinonimo di caos, hanno paura anche dell’autonomia di una singola provincia e vogliono controllare tutto. Perché senza un sistema centralizzato non potrebbero gestire la loro economia corporativa. Se le regioni potessero tenere il ricavato delle loro imposte, i centristi perderebbero completamente la capacità di proteggere le loro categorie per mancanza di fondi.
  4. Difesa debole. Un partito di centro si fonda necessariamente sul compromesso con gli altri partiti di destra e di sinistra. La stessa necessità di scendere a compromessi si trasmette automaticamente alla politica estera. Negli anni ’70 la politica estera della DC era schizofrenica: era alleata degli Stati Uniti contro l’Urss, ma appoggiava i Paesi in via di sviluppo (tutti nemici degli Stati Uniti) e aveva stipulato un accordo informale di non-belligeranza con i terroristi dell’OLP. La stessa schizofrenia si può notare nell’attuale politica estera del governo Prodi, gestita da D’Alema, ma influenzata da Andreotti: alleanza formale con gli Stati Uniti (con tanto di partecipazione comune a missioni internazionali), ma approcci in corso con Talebani, Hezbollah, Libia, Iran e Hamas. Così come la politica schizofrenica della DC degli anni ’70 non ci rendeva immuni dalla minaccia sovietica (i missili nucleari restarono puntati contro di noi per tutta la durata della Guerra Fredda e il terrorismo rosso era sponsorizzato da Mosca), la politica di un’eventuale nuova DC non ci renderebbe immuni dalla minaccia islamista. Al Qaeda continuerebbe a considerarci come un bersaglio e in caso di guerra, l’Iran colpirebbe anche noi tramite gli Hezbollah.

 

Al Nord, il cittadino medio odia tutte queste cose e fa bene. Non ne possiamo più di questo sistema e questo voto è una chiara indicazione che vogliamo cambiare. Siamo stanchi di pagare sempre più tasse e abbiamo paura dei terroristi. Questi sono i due motivi principali che ci hanno spinti a votare come abbiamo votato. Adesso la Casa delle Libertà ha solo due opzioni: abbracciare il suo vero elettorato, scaricare le frange centriste e lanciare un nuovo programma “estremista” di riforme liberali; oppure tornare a pensare al centro e perdere di nuovo la fiducia riconquistata.




permalink | inviato da il 30/5/2007 alle 22:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa

sfoglia     aprile        giugno


Blog dedicato ad Ayn Rand
(1905-1982)