|
6 giugno 2007
Destabilizzazione: perché sì
Quello di Bush a Praga è un grande discorso. Perché condanna i dittatori e promuove una politica estera di destabilizzazione dei loro regimi. Particolarmente importante questo passaggio: “Porre fine alla tirannia richiede l’appoggio di coloro che la indeboliscono dall’interno. Il dissidente sovietico Andrei Amalrik paragonò uno Stato tirannico ad un soldato che tiene costantemente puntato un fucile alla tempia del suo prigioniero, finché le sue braccia non si stancano e il prigioniero può scappare. Il ruolo del mondo libero è proprio quello di stancare le braccia del tiranno e incoraggiare i prigionieri che stanno cercando di accelerare il suo collasso”. Chiunque si dichiari democratico, o liberale o favorevole in senso lato alla libertà della persona, dovrebbe gioire nel sentire parole di questo genere. Perché c’è scetticismo e i giornalisti stortano la bocca anche di fronte a un discorso del genere? Una parte di questa critica è legittima: Bush parla bene, ma poi deve anche agire di conseguenza e invitare Putin a una visita personale non è il massimo della coerenza, come fa notare l’oppositore russo Garri Kasparov. Ma il grosso della stampa italiana contesta Bush per la parte buona del suo ragionamento: la destabilizzazione delle dittature. Perché vige ancora la regola: “stabile è bello”, indipendentemente dai mezzi con cui la stabilità viene mantenuta. Ricordate tutti quelli che, nei primi anni ‘90, rimpiangevano Tito in Jugoslavia? Tito, un uomo da un milione di morti? L’idea che “stabile è bello” è sostenuta in modo trasversale (e per cause diverse) dai conservatori così come dai socialisti. I conservatori (non i neoconservatori, ma i conservatori europei e i pragmatici repubblicani americani) pensano che non esista ordine al di fuori dello Stato. Se lo Stato fa milioni di morti per mantenere l’ordine, per loro è sempre ordine, dunque sempre legittimo. Hai voglia a dimostrar loro che lo Stato è la maggior fonte di morte e distruzione di tutto il XX secolo e che più uno Stato è “forte” più ammazza la gente e genera entropia: loro pensano sempre e solo in termini di autorità contrapposta al caos. I socialisti (in tutte le loro varianti) non sono così affezionati all’ordine quanto i conservatori, ma concepiscono lo Stato come una fonte di progresso. Non concepiscono che il progresso possa nascere nella libertà: pensano che debba sempre essere la politica a promuovere il benessere, l’avanzamento culturale, la scienza e tutto il resto. Negli anni ‘80, anche i socialisti democratici dell’Europa occidentale condividevano il progetto di Gorbacev: un’Europa unita e socialista dall’Atlantico agli Urali, “libera” dagli Americani e agli antipodi del loro modello liberale. Anche oggi i socialisti vedono come fumo negli occhi le rivoluzioni di velluto nell’ex blocco comunista e tifano per Putin, soprattutto da quando ha iniziato a ri-nazionalizzare tutta l’economia russa. Anche qui: hai voglia dimostrar loro che la nazionalizzazione è la via maestra per la distruzione dell’economia di un paese.
Sia i conservatori che i socialisti sono convinti che “stabilità” sia sinonimo di “Stato”. Mentre la realtà ha sempre dimostrato il contrario. L’ordine nella società è spontaneo. Quanto più lo Stato è limitato, tanto più la società è ordinata.
L’obiezione più potente (quella che trova più sensibile questo blog) mossa alla politica di destabilizzazione delle dittature è: si tratta di una politica idealista, che fa il benessere dei popoli altrui e non tiene conto dei nostri interessi nazionali. Ma questo non è vero. Sostenere un movimento democratico filo-occidentale (che combatte per i nostri interessi) costa pochissimo e ci rende molto, perché ci permette di sconfiggere un regime a noi ostile senza sparare un solo colpo di fucile. Al contrario, sostenere dei dittatori (come adesso stanno facendo, dal poco al tanto, tutti i governi occidentali) costa molto di più e non garantisce affatto che questi diventino nostri amici. Attualmente noi contribuenti stiamo pagando caro l’appoggio alle dittature, in termini di “aiuti umanitari”, acquisto di materie prime da parte di aziende statali, costruzione di infrastrutture e (in alcuni casi) persino aiuti militari. Se volessimo essere veramente egoisti dovremmo cessare immediatamente di spendere soldi per i dittatori. Basterebbe solo questo per farli cadere nel giro di poco tempo.
| inviato da il 6/6/2007 alle 19:27 | |
|