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3 maggio 2006

Rischio di regime

Il rischio di regime in Italia c’è eccome. Contrariamente a quanto pensano gli intellettuali di sinistra, durante il governo Berlusconi non c’è mai stato un reale rischio di regime. Berlusconi occupava la più alta carica politica operativa ed era proprietario di tre reti e di un grande gruppo editoriale. Tuttavia i contropoteri erano ancor più forti: il più grande gruppo editoriale (la RCS) non era dalla parte del governo e ultimamente si era schierata decisamente con la sinistra; di tutti i grandi quotidiani a tiratura nazionale (centinaia di migliaia di copie), solo Il Giornale era schierato con il governo; la magistratura è in larga misura dichiaratamente politicizzata e di sinistra (comunque non partigiana di Berlusconi), la burocrazia statale è in gran parte politicizzata e di sinistra; i vertici di Confindustria si erano schierati apertamente con la sinistra; i sindacati (tutti e tre i grandi sindacati, più tutti quelli autonomi) sono sempre stati apertamente di sinistra; la cultura diffusa nei libri di testo scolastici riflette vari punti di vista della sinistra (comunista marxista, catto-comunista, relativista, ecologista, ecc…); la stragrande maggioranza dei professori (soprattutto di liceo) sono di estrazione marxista; la stragrande maggioranza degli autori di teatro, cinema, televisione e libri, sono di estrazione marxista; tutti gli enti locali, tranne il Veneto, la Lombardia e qualche comune, erano governati da giunte di sinistra; due reti Rai su tre erano schierate apertamente su posizioni anti-governative; nello stesso gruppo editoriale e televisivo di Berlusconi, giornalisti, redattori e autori simpatizzanti dell’opposizione erano talmente presenti da essere più attivi e visibili di quelli filo-governativi. Si veda l’inchiesta condotta da Il Domenicale su Mondadori: simpatizzanti e tesserati della sinistra (anche sinistra comunista) sono la maggioranza schiacciante.

Con il governo Berlusconi, insomma, non c’è mai stato un rischio reale di regime. Non solo perché Berlusconi non aveva alcuna intenzione di instaurarne uno, ma perché i contropoteri e i contrappesi, se messi assieme, erano di fatto più influenti del governo stesso.

Adesso, invece, corriamo un serio rischio di regime, per totale assenza di contrappesi. La sinistra occupa tutte le cariche istituzionali (manca solo il Presidente della Repubblica, ma aspira anche a quello), nazionali e locali, più tutti i gruppi di influenza (media, editoria, grande industria, sindacati, burocrazia…) che ho elencato prima.

La dinamica del regime che rischiamo è: la maggioranza fa una legge, il Presidente la avalla, la Confindustria è d’accordo, i sindacati invitano i lavoratori ad essere responsabili e a non scioperare, la burocrazia nazionale esegue diligentemente gli ordini, le giunte locali la applicano sul territorio. Che la nuova legge sia un bene o un male per il Paese, non lo sapremo mai: tutta la stampa dirà che va tutto bene. Se, nel tuo piccolo, protesti, la stampa dirà che sei un irresponsabile, i professori ridicolizzeranno la tua tesi, gli intellettuali ti snobberanno, chi la pensa come te sarà rappresentato come un personaggio cattivo (o ridicolo) in tutti i best-seller, nelle fiction e magari in qualche film premiato a Venezia per il suo impegno sociale. Se insisti, ci penserà qualche magistrato d’assalto a cercare qualche gabola nel tuo passato per incriminarti di qualcosa e metterti fuori gioco. E tutti i comici rideranno di te.




permalink | inviato da il 3/5/2006 alle 1:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa

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