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18 agosto 2006

Totalitarismo

Questo blog chiude e va in ferie fino alla fine di agosto. Riprenderò le trasmissioni il 1 settembre. Nel frattempo, giusto per meditare un po' in questo freddo clima estivo, visti i brutti tempi che corrono, vi posto questo brano tratto da "La fonte meravigliosa". E' un bel monologo di Ellsworth Tookey, personaggio che crede fermamente nella supremazia del totalitarismo. E che Dio ce ne scampi!

"Se si sapesse come comandare l’anima di un solo uomo, si sarebbe scoperto come come tenere in pugno il resto dell’umanità. Non servono né fruste, né spade, né fuoco, né cannoni. I Cesari, gli Attila, i Napoleoni non lo capirono e perciò non durarono. Noi dureremo. Abbiamo capito che l’anima non può essere né domata, né piegata, né comandata. Deve venire infranta. Incateni l’anima e l’uomo cui essa appartiene sarà suo. Non sarà necessario procurarsi una frusta, sarà lui a porgerla e chiedere di essere frustato. (…) Ci sono molti sistemi per dominare l’anima di un uomo. Fare che si senta piccolo, che si senta colpevole, distruggere le sue aspirazioni, ledere la sua integrità, corromperlo, predicare che l’altruismo è una sublime virtù. Nessun uomo ha mai raggiunto questo falso ideale, l’ha mai sviscerato completamente perché tutti i suoi istinti vitali si ribellano contro questa costrizione mostruosa. L’uomo si convince di essere incapace di adattarsi a questa rinuncia di se stesso, a questa immolazione, e finisce per ritenersi colpevole, egoista, meschino. Dal momento che l’ideale supremo non lo potrà mai raggiungere, alla fine rinuncia a tutti gli ideali, a tutte le aspirazioni, ad ogni coscienza del suo valore personale. Si sente obbligato a predicare agli altri quello che non sa mettere in pratica egli stesso. Ma non si può essere buoni a metà o onesti approssimativamente. Mantenere la propria integrità costa una dura battaglia, perché dunque affannarsi a conservare quello che si sa essere a metà già corrotto? La sua anima rinuncia quindi, con un gran sospiro, al rispetto verso se stessa. Si faccia sotto allora, è il momento buono. L’uomo è suo, l’ha conquistato, obbedirà. Sarà costretto ad obbedire, perché la fede in sé è vacillante e scossa ed egli si sente malsicuro su qualunque terreno. Questo è un metodo. Eccone un altro: uccidere in un uomo il senso del proprio valore. Uccidere in lui la capacità di riconoscere la grandezza o di raggiungerla. I grandi uomini non si possono dominare. Noi non vogliamo quindi grandi uomini. Non bisogna negare la concezione della grandezza, bisogna distruggerla nel cuore dell’uomo, individualmente. Il grande è il raro, il difficile, l’eccezionale. (…) Non si devono abbattere gli altari, perché si spaventerebbero gli uomini e gli spaventi possono provocare delle reazioni; è meglio mettere sugli altari delle mediocrità che li faranno crollare al suolo. Vuole un altro metodo? Uccidere con una risata. Ridere è una manifestazione della gioia umana, ma bisogna imparare ad usare la risata come un acido che corrode. E’ semplice: basta trasformarla in un sogghigno. Inviti gli uomini a ridere di tutto, dica agli uomini che il senso dell’umorismo è una virtù, non lasci nulla di sacro nell’animo umano e così nemmeno la sua anima sarà più sacra per l’uomo. Uccida il rispetto e avrà ucciso l’eroe. Non si rispetta sogghignando. Un altro metodo ancora? Non permettere all’individuo di essere felice. La felicità è un buon latte per nutrire le anime, perché gli uomini felici sono uomini liberi. La loro gioia va strozzata in culla perché non metta radici. Sottragga loro quanto hanno di caro, di prezioso, faccia loro credere che il desiderio è una radice velenosa; li convinca che dire “io voglio” non è un diritto naturale, ma una prepotenza biasimevole. L’altruismo è un efficiente specchietto per le allodole, in questo caso. Gli uomini infelici verranno da lei, avranno bisogno di lei, le chiederanno conforto, aiuto, assistenza, una via di scampo. La natura intende riempire gli spazi, non ammette la concezione del vuoto. Svuoti l’anima dell’uomo e poi la riempia a suo talento con le teorie con cui deciderà di imbottirlo come un corpo di bambola che si riempie di segatura. (…) Esamini i famosi sistemi di etica, dall’Oriente in poi. Non predicavano tutti il sacrificio della felicità personale? Ora volga lo sguardo all’atmosfera morale del giorno d’oggi. Tutto ciò che è fonte di gioia, dalla sigaretta all’amore, dall’ambizione al desiderio di guadagno viene considerato depravato meschino e peccaminoso. Escogiti qualcosa che faccia piacere agli uomini e vedrà che un momento dopo questo quid sarà già guasto come un cibo corrotto dalle mosche. Siamo giunti fino a questo: abbiamo saldato la felicità alla colpa con l’anello di una sola catena. (…) Ogni sistema etico che ha predicato il sacrificio è diventato una potenza mondiale e ha governato milioni di uomini che raggiungeranno il Paradiso, la Dittatura del Proletariato, la Supremazia Razziale. Questo è il metodo più antico di tutti. Ha gli anni del mondo. La farsa è continuata per secoli e gli uomini ci credono ancora. Eppure la reazione sarebbe così semplice! Ascoltare qualsiasi profeta e se parla di sacrificio, darsela a gambe così in fretta da battersi i talloni dietro la schiena!"
(Ayn Rand, "La fonte meravigliosa", 1943. Ed. Corbaccio, Milano 1996, pagg. 617-619)




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16 agosto 2006

La pace finta

Ecco cosa succede quando la pace e non la giustizia, diventa il valore principale: gli Hizbollah tornano a far sventolare le loro bandiere nel Libano del Sud, come documenta l'agenzia Menapress.
 Nasrallah canta vittoria. E purtroppo non ha torto: è vivo lui, ha ancora una milizia armata ai suoi ordini che è ancora in grado di combattere, ha persino conservato i prigionieri che ha catturato a Israele il primo giorno di guerra. Di solito non sono affatto d'accordo con Carlo Jean, ma questa volta il generale ha purtroppo ragione: "Desta poi sorpresa che l'Hezbollah non abbia già applaudito alla Risoluzione 1701. Essa dà al «Partito di Dio» una grande vittoria. La sua eroica (sic!) resistenza ne ha aumentato il prestigio - e quello dei suoi sponsor siriani e iraniani - in tutto l'Islam. Il suo leader, Hassan Nasrallah, è divenuto un eroe per tutto il mondo arabo. Il morale delle sue truppe ha retto. Le perdite di armi e di equipaggiamenti saranno ripianate in breve tempo. Hezbollah ha poi rafforzato la sua posizione nel mosaico libanese. Non è pensabile che l'indebolito governo di Faud Siniora possa dare l'ordine all'esercito di disarmarne le milizie. Insomma, nonostante i suoi eccellenti propositi, gli effetti reali della Risoluzione 1701 sono per lo meno incerti. Come tutti i compromessi, solleva più problemi di quanti ne risolva".
Israele non appare affatto vincitore in questo piccolo conflitto locale. Non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi. Olmert fa malissimo a cantare vittoria: il mondo non ha affatto riconosciuto la pericolosità e il torto degli islamisti Hizbollah, proprio perché l'Onu non può disarmarne le milizie. La fascia di sicurezza è affidata a truppe inviate da governi più o meno apertamente ostili ad Israele. La tregua, come tutte le tregue sono viste dalla tradizione islamica, non sarà altro che un periodo utile ad Hizbollah per riarmarsi e lanciare un'offensiva più letale contro Israele.
Perché questa sconfitta? Non per ragioni militari. Israele, da giovedì scorso, aveva incominciato una manovra offensiva molto promettente che lo avrebbe portato, con tutta probabilità, ad aver ragione rapidamente delle difese degli Hizbollah. Le ragioni sono politiche: la diplomazia internazionale, compresa quella americana (nonostante le dichiarazioni di Bush) ha considerato il conflitto in Libano come un piccolo focolare su cui si deve tirare una secchiata d'acqua il prima possibile per evitare che l'incendio si espanda, senza distinguere tra aggrediti e aggressori. Di fatto Israele è stata attaccata, quando ha risposto è stata criticata da tutto il mondo e quando stava per vincere è stata fermata dall'ONU. Così come le forze armate israeliane furono fermate prima della loro vittoria completa nel 1967 e poi nel 1973. La comunità internazionale ha, in questo modo, dato ragione agli aggressori. Il risultato è questa finta pace, di cui solo Hizbollah può avvantaggiarsi. Nell'attesa che la guerra scoppi di nuovo.




permalink | inviato da il 16/8/2006 alle 21:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa


12 agosto 2006

Totalitarismo Islamico

In questi giorni avremmo potuto assistere ad un altro eclatante atto di terrorismo: dieci aerei fatti esplodere in volo nei cieli dell'Atlantico da una cellula di Al Qaeda. La rete terroristica islamista, in passato, aveva già pianificato qualcosa del genere: l'Operazione Bojinka del 1994 (con buona pace di Rutelli, che crede che l'attentato di Londra sia una risposta alla guerra in Iraq del 2003). Il precedente piano di attentato era stato concepito da una cellula attiva nelle Filippine, prevedeva l'abbattimento simultaneo di 12 aerei di linea nei cieli del Pacifico. Il rischio di un attentato di questo genere esiste ancora, in Gran Bretagna (da cui gli aerei avrebbero dovuto decollare) c'è ancora un livello di allerta rosso. Tuttavia, l'arresto di 24 membri di una cellula che è costituita in tutto da circa 50 uomini, avvenuto il 10 agosto, rende molto difficile l'esecuzione dell'atto di terrorismo.

La spiegazione più concisa, ma esauriente, l'ha fornita a caldo il presidente George W. Bush: «E' una circostanza che ci ricorda che la nostra nazione è in guerra con gli islamo-fascisti». E' riduttivo e fuorviante parlare di guerra «contro il terrorismo»: il terrorismo è un metodo, un'arma, al massimo una strategia. E' l'arma dei poveri, usata da Stati troppo deboli militarmente per affrontare il nemico in campo aperto, o dai movimenti che non hanno ancora preso il potere e non hanno sufficienti mezzi per formare una milizia in grado di combattere. Ma il nemico vero, colui che usa l'arma del terrorismo, è un'ideologia totalitaria che, in modo appropriato, il presidente statunitense paragona al fascismo... (continua)




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2 agosto 2006

Ecco che fine faranno le truppe di interposizione

Proviamo ad immaginare che domani vengano inviate le truppe di interposizione dell'Onu nel Libano del Sud ancora occupato dagli Hizbollah. Proviamo a pensare a caschi blu italiani, europei, russi o asiatici, professionalmente in grado di combattere, ma costretti a restarsene fermi a causa di rigidissime regole di ingaggio, nel bel mezzo delle postazioni degli Hizbollah, con l'esercito israeliano che preme da vicino. Uno scenario di questo genere lo abbiamo già visto in questi giorni, con la morte del maggiore Hess von Krodner, la cui postazione è stata centrata da una granata israeliana perché era usata come scudo dai guerriglieri islamisti. Questo è lo scenario che attenderebbe i nostri soldati, nel caso malaugurato dovesse essere concordato un cessate-il-fuoco e approvato il loro invio. Gli Hizbollah non ammettono interposizioni. Non tollerano di essere fermati prima della loro vittoria. Hanno un obiettivo ben preciso, che è quello della distruzione di Israele e niente altro. Truppe Onu rese indifese da un regolamento da peacekeeper sono solo tanti, attesi, scudi umani, dietro cui continuare a sparare contro le città israeliane.




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1 agosto 2006

Vignette antisemite e silenzio degli intellettuali

Quante righe si sono scritte a proposito della moralità dell’umorismo, quando dei giornali scandinavi pubblicarono delle vignette su Maometto? Il dibattito coprì le prime pagine di tutti i giornali per settimane. Non solo furono accusati i giornali “colpevoli” di aver pubblicato le vignette, ma persino tutti i giornalisti europei che presero le loro difese. Quanto si sta parlando, in queste settimane, delle vignette antisemite pubblicate sempre da giornali europei? Pochissimo, praticamente niente al di fuori di pochi siti specializzati... (continua)




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1 agosto 2006

"Vigliacchi!"

«Vigliacchi». Così il sottosegretario per le emergenze umanitarie dell'Onu, Jan Egeland, ha definito gli Hizbollah che si fanno scudo con i civili. «Alcuni pensano che io parli solo dell'uso eccessivo della forza da parte di Israele, ma il mio messaggio coerente è stato: Hizbollah, fermate questo modo vigliacco di mischiarvi a donne e bambini» - ha dichiarato Egeland. «Ho sentito che c'è stata una dichiarazione in cui gli Hizbollah si dicevano fieri di aver perso pochi guerriglieri e che le vittime erano per lo più civili. Non penso che si possa essere fieri di avere più donne e bambini uccisi che uomini».

Le prove sull'uso dei civili come scudi umani ci sono eccome. Per trovarle, non occorre nemmeno andare sui siti ufficiali dell'Israeli Defence Force o del ministero degli Esteri israeliano. Si possono vedere filmati molto significativi riprodotti anche sul sito del Corriere della Sera. Nel primo di questi filmati, ripreso da due telecamere per uso militare (la prima di un ricognitore senza pilota, la seconda di un aereo israeliano), un veicolo lanciarazzi, una volta scoperto, corre a nascondersi in un garage di un'abitazione civile. Inutile dire che, per quanto preciso sia il missile israeliano, tutta la casa viene distrutta dalla sua esplosione. Nel secondo filmato, ripreso da una telecamera montata su un aereo senza pilota, si vede chiaramente un veicolo lanciarazzi «parcheggiato» in un incrocio stradale, in mezzo alle case di un villaggio.

Anche gli Hizbollah usano gli stessi metodi degli altri movimenti totalitari in guerra: come i Vietcong negli anni '60, gli iracheni nei primi anni '90 e la guerriglia palestinese, solo per fare gli esempi più famosi, vogliono coinvolgere i civili nei combattimenti. Non solo non fanno nulla per mettere al sicuro la popolazione, ma combattono scientemente in mezzo a donne e bambini... (continua)




permalink | inviato da il 1/8/2006 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa

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