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25 giugno 2008

Guerra per il petrolio? Magari!

E se domani i paracadutisti americani occupassero improvvisamente i pozzi petroliferi nel Golfo? Il mondo dei buonisti si sveglierebbe indignato contro gli Stati Uniti. Io non avrei niente da ridire. Anzi sarei felicissimo di un evento del genere. Soprattutto dopo che il presidente dell’Opec, ieri, ha ribadito la sua intenzione di non aumentare la produzione di greggio e che, se i prezzi continuano ad alzarsi, la colpa è degli sporchi capitalisti occidentali con le loro speculazioni. Già un’affermazione del genere meriterebbe una guerra, se non altro per l’assoluta disonestà intellettuale e odio ideologico anti-occidentale che si leggono tra le righe.

Ma ci sarebbero motivi ben più fondati per muovere guerra contro i Paesi dell’Opec, occupare i pozzi e riprenderci il petrolio. In primo luogo storici: l’Opec non è un ente legittimo, non è il proprietario delle sue risorse, ma nasce da una serie di espropri statali arbitrari. Il petrolio era solo un liquido nero che sporcava il deserto o la giungla finché non è stato scoperto il suo uso come fonte energetica, non da scienziati arabi, iraniani, africani, indonesiani o sudamericani, ma dalle migliori menti occidentali. I pozzi petroliferi nei Paesi dell’Opec mediorientali, africani, sudamericani e nel Sud Est asiatico non sono opera dei governi locali, ma di compagnie private occidentali, soprattutto inglesi e americane. Persino la tecnologia usata dai governi membri dell’Opec è quella rubata ai legittimi proprietari. L’esproprio, in alcuni casi, è stato violento, come in Iran e in Iraq. In altri casi, come in Arabia Saudita, è stato più consensuale, avvenuto in seguito a trattative tra governi e privati. Ma sempre di esproprio si parla. Una guerra contro l’Opec non sarebbe predazione occidentale di risorse altrui, ma un gesto di legittima riappropriazione.

La passività o la compiacenza dei governi occidentali di fronte agli espropri del petrolio e delle risorse locali è stato un errore storico fondamentale. Rinunciando alle nostre risorse, le abbiamo regalate a governi dittatoriali, ostili a noi, che sono prontissimi a usarle contro di noi, boicottando le nostre economie e usando il ricavato della loro vendita per finanziare il terrorismo e la propaganda anti-occidentale.

Tuttavia una guerra contro i Paesi dell’Opec è impensabile. Non perché sia militarmente impossibile, ma perché la cultura dominante in Occidente non la rende nemmeno concepibile. Il diritto di proprietà ha perso valore. Di fronte all’esproprio di un’impresa si resta indifferenti, anche quando avviene nel nostro paese, figuriamoci quando capita in un paese lontano: lo Stato e il “bene comune” sono ora considerati più importanti di un individuo che possiede una risorsa che ha scoperto. Per di più, tutti i Paesi dell’Opec sono erroneamente percepiti dall’opinione pubblica come nazioni povere e indipendenti dopo una lotta contro il colonialismo occidentale. E la cultura dominante, oltre a premiare sempre e comunque i pezzenti (anche quando sono loro gli aggressori), si nutre del senso di colpa per il nostro passato coloniale.

Quindi una guerra di riappropriazione del petrolio è impensabile, perché la nostra cultura la impedisce. Limitiamoci, allora, ad aspettare che il petrolio finisca. E nel frattempo muoviamoci a cercare fonti alternative, per non dipendere sempre da regimi nemici.




permalink | inviato da oggettivista il 25/6/2008 alle 12:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa

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