.
Annunci online

  oggettivista [ Libertà individuale senza compromessi ]
 
 
         
 


Ultime cose
Il mio profilo


Il Fazioso Liberale
L'opinione
Ideazione
Ragion Politica
Svi Pop
Pepe
Comitati per le Libertà
The Objectivist Center
Capitalism Magazine
The Intellectual Activist
Libero Pensiero
Italia Laica
Krillix
Orso di Pietra
Walking Class
Drusillo
The Right Nation
Aldo Torchiaro
Il Camillo
Conservatore compassionevole
Heritage Foundation
Cato Institute
Radio Free Europe
Memri
Rudolph Rummel
Istituto Bruno Leoni
Bertoldino
Laura Lodigiani
Asia News
Bruges Group
Le Guerre Civili
JimMomo
Mises
Semplicemente Liberale
Happy Trails
Storia Libera
Calamity Jane
Pinocchio
Riccio
Phastidio
Rebirth of Reason
Libertarian
Liberali per Israele

cerca
letto 1 volte

Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
 


30 giugno 2008

Se persino Israele rinuncia alla vittoria

Il 2006 per me è ancora uno shock, perché per la prima volta ho visto che Israele (uno Stato che deve vincere contro le tirannie islamiche, pena la sua cancellazione) può rinunciare alla vittoria. Non si può dire che abbia perso la guerra contro Hezbollah, perché i numeri parlano chiaro: il nemico ha subito 4 volte le perdite israeliane. E la guerra è finita quando le forze di difesa israeliane erano ancora in piena avanzata nel territorio nemico. Il governo Olmert ha semplicemente rinunciato alla vittoria, nel nome del raggiungimento di una soluzione internazionale. Ha pensato che l’Onu, schierando le sue forze di interposizione al confine tra Libano e Israele, potesse disarmare Hezbollah senza creare polemiche. Ha preferito la simpatia del mondo alla vittoria militare, disobbedendo l’antico adagio (che ha fatto vincere ad Israele tutte le guerre): “Meglio antipatico ma vivo, che simpatico e morto”. Ed è finito "antipatico e ferito", visto che lo schieramento dei caschi blu nel Sud del Libano è servita solo a permettere a Hezbollah di riarmarsi, ma non ha migliorato l'immagine di Israele nel mondo.

Lo scambio tra prigionieri Hezbollah e le spoglie dei due soldati rapiti Ehud Goldwasser ed Eldad Regev è la conclusione coerente di quella vicenda. Fu il loro rapimento e la necessità di liberarli la causa scatenante del conflitto del 2006. La loro morte indica che è persa la causa per cui si è combattuta la guerra. Se adesso, per riavere almeno le spoglie, il governo Olmert accetta di liberare terroristi vivi, vegeti e pericolosi, il governo riconosce definitivamente una sconfitta. Prima di tutto perché, trattare con Hezbollah direttamente (e non con il governo del Libano), vuol dire ammettere una sua legittimità.

Da un punto di vista “pratico”, questa soluzione di scambio può dare un po’ di sollievo alle famiglie delle due vittime. Ma di vittime rischiano di essercene molte di più nel prossimo futuro. Hezbollah ora sa due cose: che rapire dei soldati israeliani provoca un conflitto vincente (dal loro punto di vista la guerra del 2006 è una vittoria schiacciante) e che uccidere i soldati rapiti non causa rappresaglie violente ma la liberazione di terroristi.

La vicenda apre un interrogativo inquietante: cosa succede se Israele rinuncia a vincere? Gli Stati Uniti possono subire perdite, ma la loro esistenza non è messa a rischio dai regimi islamici. Almeno per ora. L’Europa rischia un po’ di più (per via della vicinanza geografica e di una una massiccia immigrazione araba e pakistana molto manipolabile dai regimi islamici), ma è ancora difficile che venga distrutta dall’islamismo. Israele, al contrario, può essere annientata. E’ un paese molto piccolo, dipende militarmente dagli aiuti esterni di Paesi amici (primi fra tutti gli Usa). Se inizia a cedere e a scendere a compromessi rischia veramente di perdere tutto, cosa che era molto chiara a tutti i premier dello Stato ebraico, da Ben Gurion a Sharon, ma che evidentemente Olmert non ha valutato abbastanza. E il caso di Israele riguarda tutti. Perché, combattendo contro le stesso nostro nemico, è di fatto la nostra prima linea. La guerra che per tutto l’Occidente è iniziata l’11 settembre, per Israele era iniziata molto prima. Le strategie che adotta Israele per combattere e vincere sono le stesse che fanno scuola anche per le nostre forze armate. Se persino Israele, che combatte per la sua esistenza, rinuncia alla vittoria, a maggior ragione anche i nostri governi (che rischiano molto meno) saranno spinti a rinunciarvi.




permalink | inviato da oggettivista il 30/6/2008 alle 13:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     maggio        luglio


Blog dedicato ad Ayn Rand
(1905-1982)