I media sono pieni zeppi di notizie su Obama. Il presidente ottiene più copertura di qualsiasi altro leader mondiale, per ogni cosa che dice, pensa, fa o potrebbe fare in futuro. La stampa rosa sta persino spacciando la first lady Michelle (un grugno a forma di donna) per la nuova icona della bellezza e dell’eleganza femminili.
Però sono sconcertanti le cose che i media non dicono di Obama. Insomma: è un presidente che parla di denuclearizzazione poche ore dopo il lancio di un missile nordcoreano. E il giorno dopo annuncia il taglio del budget sulla difesa anti-missile americana. E nessuno constata che è uno sprovveduto.
E’ un presidente che annuncia una nuova bozza per i negoziati sul dossier nucleare dell’Iran, proprio mentre questo presenta in pompa magna (e con fior di slogan anti-americani) i nuovi risultati del suo programma atomico, in barba a tutte le risoluzioni Onu. E nessuno dice che Obama ha quanto meno sbagliato il momento per fare amicizia con Teheran.
E’ un presidente che promuove aiuti di migliaia di miliardi di dollari (pagati dal già impoverito contribuente americano) a banche e grandi aziende decotte. E nessuno parla di appoggio ai poteri forti. Salvo qualche voce (come Paul Krugman) ancora più a sinistra di Obama, delusa dalle mancate nazionalizzazioni.
E’ un presidente che parla di cambio di rotta con Cuba proprio quando Raul Castro sta fortificando la sua dittatura, creando un governo formato da suoi uomini. Eppure nessuno dice che Obama tollera una dittatura e, di fatto, legittima la repressione dei cubani. E il “Black Caucus”, democratico, va a complimentarsi con un dittatore come Fidel Castro.
E’ un presidente che arriva a dichiarare, tramite il suo inviato a Khartoum, che auspica nuovi rapporti con il Sudan “basati sul rispetto reciproco”, proprio quando sul dittatore sudanese Omar Bashir pende un mandato di cattura internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità nel Darfur. E gli attivisti per i diritti umani cosa dicono? Niente, stanno zitti. I vari George Clooney e Steven Spielberg, elettori di Obama e schierati in difesa del Darfur, non hanno detto una sola parola su queste contraddizioni.
Obama sta diventando pericolosamente il primo presidente orwelliano della storia degli Usa, il primo per cui i media sono pronti a ripetere gli slogan: “La libertà è schiavitù, la guerra è pace, l’ignoranza è forza". E’ un problema che riguarda la libertà di stampa. I media americani sono nati in una rivoluzione, si sono sempre vantati di essere “cani da guardia” della libertà dal potere politico. Ai tempi di Nixon e di Bush jr hanno svolto sin troppo bene questo compito, a costo di trasformare in sconfitte delle guerre vinte, allora in Vietnam, adesso in Iraq. Ora gli stessi media si stanno trasformando spudoratamente in cassa di risonanza del potere politico. Che dobbiamo fare? Adeguarci?