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Impossibile liberalizzare l'Italia?

Condivido tutto quanto ha scritto Daniele Capezzone nel suo appello per la liberalizzazione del mercato italiano (http://www.radicali.it/appello_outsider/form.php?lang=it). Se fossero portate a termine le riforme indicate nel suo manifesto (abolizione degli ordini, snellimento della burocrazia per aprire nuove imprese, liberalizzazione dei servizi, completamento della Legge Biagi, riforma delle pensioni) faremmo un serio passo avanti. Si tratta di riforme fattibili e anche poco costose, richiederebbero solo pochi mesi per essere applicate. C'è da essere ottimisti? Non credo. Perché basta spostare gli occhi alla sinistra del seggio occupato da Capezzone e vedere un po' chi sono i suoi alleati (che poi sono quelli che governano realmente): democristiani che hanno creato il sistema dello Stato-mamma che Capezzone vuole abbattere, comunisti che sono cresciuti con l'idea della nazionalizzazione integrale dell'industria (e difficilmente cambieranno idea), socialisti (presenti nello stesso partito di Capezzone) che si sono sempre opposti a tutte le privatizzazioni.
Mi viene da pensare che Capezzone abbia sbagliato coalizione. Poi guardo a destra e vedo uno scenario simile: democristiani, socialisti, post-fascisti, fascisti senza "post", nazionalisti, conservatori, tutti convinti che siano i politici a dover governare l'economia e determinarne i fini, tutti sicuri che i cittadini, se lasciati liberi di scegliere, siano solo in grado di generare caos. Non credo che destra e sinistra siano equivalenti: nel centro-destra ci sono molti più liberali, mentre nella sinistra Capezzone è veramente una mosca bianca (anzi, blu: visto che si parla di liberalismo), ma il fatto che Berlusconi abbia faticato 3 anni per far passare solo una parte della sua riforma fiscale la dice lunga.
Il problema del governo che non accetta riforme liberali è trasversale. Di più: è connaturato alla politica. Il politico, per mestiere, non produce: guadagna da quel che producono i cittadini e in cambio promette regole e distribuzione di benessere. Il più delle volte il politico (anche se in buona fede) si convince intimamente che questo sistema sia giusto o addirittura più produttivo ancora del libero mercato. Non vuol sentirsi dire che qualsiasi cosa faccia, può benissimo essere fatta dai privati in modo più efficiente e meno costoso. Il politico medio non vuol rendersi conto che almeno il 90% di quello che fa è perfettamente inutile. E' per questo che il 90% dei politici italiani non è liberale e non vuole avere nulla a che fare con il liberalismo. Ed è sempre per questo stesso motivo che i liberali, in Italia, non sono mai riusciti a fare politica.

Pubblicato il 20/6/2006 alle 12.45 nella rubrica Diario.

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