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Un nuovo partito antifascista

Naturalmente tutti i vecchi politici e l’elettorato di sinistra hanno paura del Fuhrerprinzip, un uomo solo alla guida del popolo. Due minuti dopo che Berlusconi ha lasciato la folla acclamante di San Babila, una mia parente di sinistra parte subito col solito ritornello: “Anche il fascismo era nato così”.

Giusto un paio di considerazioni per smantellare queste paranoie: nel biennio rosso (1919-1920) in cui si è plasmato il Partito Fascista, la gente voleva ordine, ma non voleva il fascismo. Alla prova elettorale, il grosso degli Italiani dimostrò di votare per il Partito Popolare e per il Partito Socialista. I fascisti erano una minoranza ideologicamente estremista, rissosa e chiassosa, tanto quanto lo erano i comunisti. E, come i comunisti, non erano affatto amati dalla popolazione. Ieri ero in Piazza San Babila a Milano e la gente che ho visto acclamare Berlusconi era l’espressione della tipica “Milano che lavora”, quanto di più lontano dall’estremismo ideologico e dalla voglia di “violenza creativa” dei rivoluzionari di destra e di sinistra.

Secondo: la fondazione del Partito del Popolo è stata decisa da Berlusconi per scavalcare la vecchia classe dirigente di AN e UDC e dunque superare proprio i vecchi residui ideologici del fascismo che ancora sono diffusi nella destra. Creare un grosso partito di centro, con un programma liberal-conservatore è un atto di puro antifascismo. Mi spiego meglio: nonostante i molti tentativi di trasformare AN in qualcosa di diverso e i molti blogger e militanti che vogliono dare ad AN una cultura di destra occidentalista e moderna, Fini e la sua classe dirigente non hanno prodotto alcun cambiamento. Non basta andare a Gerusalemme per definirti antifascista: devi cambiare cultura e programma, soprattutto il programma economico, che è quello più importante. AN, invece, è stata al centro dello schieramento che ha bloccato le riforme federaliste facendosi portavoce di una cultura centralista, la stessa cultura che pensa di proteggere il Sud dando aiuti a pioggia (compresa la difesa del posto di lavoro di 11.000 forestali in Calabria). Al momento di effettuare tagli fiscali, nel precedente governo, AN ha avuto una funzione di freno e opposizione, dimostrando di avere ancora un concetto statalista dell’economia. Dentro AN c’è ancora una destra sociale che parla con lo stesso linguaggio dei no-global in fatto di anti-capitalismo. Tutto questo non è fascismo realizzato, ma sono i suoi cascami. Un po’ come mi aveva detto un militante missino nel 1993 (prima di Fiuggi e di tutto il resto): “noi non vogliamo più fare la rivoluzione fascista, perché non c’è un nuovo Mussolini, ma ci limitiamo a chiedere uno Stato forte che mantenga l’ordine e combatta contro gli speculatori”. Ma i residui di fascismo ancora più evidenti sono proprio in quel partito antifascista che è l’UDC, erede diretto della DC. E d’altra parte il programma economico della DC che cosa era se non il proseguimento del corporativismo fascista? La dottrina economica fascista (corporazioni, intervento diretto dello Stato nella gestione delle grandi aziende “strategiche” e protezionismo) è stata teorizzata da Amintore Fanfani e da altri professori cattolici che poi avrebbero impostato i programmi economici della DC e dei governi a guida democristiana della Prima Repubblica. I partiti neo-democristiani, la Margherita da una parte (ora parte integrante del PD) e l’UDC dall’altra non hanno cambiato idea: mantengono sempre il programma economico democristiano. Cioè fascista.

Se Berlusconi, fidandosi del consenso popolare che ha (e ce l’ha eccome), riesce a fondare una sua forza politica smarcata da UDC e AN, avrà compiuto la definitiva svolta antifascista del centro-destra. Ora stiamo a vedere quali saranno le idee e i programmi del nuovo partito. La cultura individualista e liberale, in Italia, è merce molto rara. Ma per un bel cambiamento basterebbe una filosofia spicciola come quella esposta dalla Brambilla in tutti i suoi discorsi: più ordine e meno tasse. Due cose semplicissime che nessuno ha mai pensato di proporre seriamente.

Pubblicato il 19/11/2007 alle 13.24 nella rubrica Diario.

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