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Una storia alternativa della Grande Guerra/ parte 1

Gli storici inorridiscono quando si parla dei "se" della storia. Un atteggiamento simile non l'ho mai trovato corretto. I "se" della storia e la costruzione di storie alternative, non solo sono divertenti, ma fanno toccare con mano che gli esiti delle vicende storiche, anche delle più epocali, sono frutto dell'azione umana, di scelte e di errori fatti da uomini dotati di libero arbitrio. I nostri storici non tollerano soprattutto questo ultimo aspetto: il libero arbitrio. Essendo quasi tutti di formazione marxista o idealista, credono che la storia abbia un senso. Ma la storia non ha un senso. Siamo noi uomini che decidiamo in quale direzione debba procedere la storia. Andare a ripercorrere gli errori del passato e correggerli è un esercizio utilissimo: per non ripeterli.

Detto questo, un mondo diverso poteva essere possibile? Sì. Ci sono storie alternative della I Guerra Mondiale? Praticamente nessuna, per lo meno nessuna famosa. Nessun equivalente di Philip Dick si è messo a cambiare la storia. Ci sono tantissime ipotesi, fatte da storici, all’interno di testi storici, ma la Grande Guerra continua a non colpire l’immaginario. Di quel conflitto si vogliono ricordare solo i duelli aerei, l’unico argomento su cui si fanno ancora film e wargames, il resto rischia di essere dimenticato. Mentre nella II Guerra Mondiale i “se” abbondano (se i tedeschi avessero vinto a Stalingrado, se gli Alleati avessero perso in Normandia, se l’operazione Valchiria fosse riuscita, se i giapponesi avessero vinto a Midway…), nella I Guerra sembra che tutto sia andato come era inevitabile che andasse. Oppure perché la Grande Guerra è stata combattuta da governi relativamente normali e da gente normale, poco attraente, mentre la II Guerra è uno scontro fra regimi luciferini (fra Hitler e Stalin…) che colpiscono l’immaginario collettivo più di ogni altra cosa nella storia. La II Guerra dà l’idea di un’Apocalisse anticipata. La I, nella nostra memoria, è un brutto conflitto e basta. Eppure è nel ’14-’18 che si sono decise le sorti del secolo scorso e del mondo contemporaneo. Nella II Guerra Mondiale il vaso di pandora dei totalitarismi comunista e nazista si era già aperto da un pezzo e qualunque fosse l’esito del 1945, almeno metà dell’umanità avrebbe peggiorato infinitamente le sue condizioni. Noi siamo felici di essere stati liberati dagli anglo-americani, ma, per l’altra metà dell’Europa, il 1945 è l’inizio di un inferno staliniano durato mezzo secolo. Proviamo a pensarci con il distacco necessario: avesse vinto Hitler un regime totalitario si sarebbe imposto su almeno 1/3 del mondo eliminando decine di milioni di uomini, fra cui la quasi totalità del popolo ebraico. Hitler ha perso, ma cosa è successo? Che un altro regime totalitario (quello comunista) si è imposto su almeno 1/3 del mondo eliminando fisicamente 100 milioni di uomini, fra cui la quasi totalità di molte etnie soggiogate all’Urss. La II Guerra Mondiale era comunque destinata a terminare con una sconfitta per gran parte dell’umanità. E comunque non ci sarebbe stata pace: una vittoria di Hitler avrebbe creato una condizione di Guerra Fredda fra gli Stati Uniti e la Germania nazista. La vittoria degli Alleati ha creato una condizione di Guerra Fredda fra Usa e Urss. E’ per questo che trovo sia un esercizio inutile accanirsi a immaginare storie alternative della II Guerra Mondiale: l’esito immaginato sarebbe ancora peggiore o altrettanto orribile rispetto a quello reale.

Immaginare un esito differente della I Guerra Mondiale, invece, può radicalmente cambiare tutta la storia del XX secolo, sia in meglio che in peggio. Ma possibilmente in meglio, perché è difficile immaginare un esito peggiore rispetto a quello reale del 1918.

Quali sono i “se” della I Guerra Mondiale. Ce ne sono tanti, a dire il vero.

Il primo è: la guerra non scoppia. Anche se la tensione era molto alta, la guerra poteva benissimo non scoppiare. Così come erano state risolte altre crisi europee e coloniali, il conflitto austro-serbo del luglio 1914 poteva essere fermato con una buona attività di mediazione. L’Impero Austro-Ungarico, il 28 giugno 1914, con l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando da parte di un ultranazionalista serbo, ha subito uno shock paragonabile a quello patito dagli Stati Uniti con l’11 settembre. Ma la Serbia del 1914 non era l’Afghanistan del 2001. Gli americani sono stati pressoché costretti a invadere l’Afghanistan perché il regime talebano non era disposto a nessun costo di fare concessioni sulla lotta ai terroristi che ospitava. La Serbia, al contrario, aveva accettato quasi tutte le clausole dell’ultimatum austriaco per la lotta al terrorismo e la fine della propaganda all’odio contro l’Impero. Non poté accettare che le indagini sul suo territorio (per stroncare le organizzazioni terroristiche) fossero dirette da autorità austriache. Per questo motivo si può ben dire che l’Impero ebbe una reazione sproporzionata rispetto alla disponibilità dimostrata dalla controparte. Ma anche quando scoppiò il conflitto austro-serbo erano ancora poche le possibilità che una guerra regionale degenerasse fino a diventare una guerra mondiale. La Russia non era obbligata a entrare in guerra al fianco della Serbia. Anzi: da 10 anni si trovava nel bel mezzo di un processo riformatore che, fosse continuato, l’avrebbe trasformata in un Paese moderno, in una monarchia temperata, magari anche costituzionale nel medio-lungo periodo. La guerra distrusse di colpo tutte le speranze di rinnovamento in Russia, seppellendole sotto una coltre di nazionalismo. Tuttavia a Pietroburgo si sentirono praticamente obbligati a intervenire. Non solo per salvare un alleato, con cui si dovevano mantenere le promesse, ma anche perché al fianco dell’Impero Austro-Ungarico si era schierata apertamente la Germania. E i vertici militari russi erano ben consapevoli di quel che Berlino stava preparando per loro: i piani di conquista dell’Europa orientale, la Russlandpolitik, non era un mistero. Se la Russia avesse atteso una vittoria degli Imperi Centrali, se fosse rimasta alla finestra, avrebbe rischiato di trovarsi ad avere a che fare con un nemico molto più potente. Il problema, dunque, resta la Germania. Fu la Germania a precipitare la situazione, trasformando una guerra regionale in un conflitto mondiale. Per impedire un’azione bellica tedesca sarebbe occorso un forte deterrente. Sapendo di dover combattere, nella peggiore delle ipotesi, contro Russia e Francia simultaneamente, la Germania non ebbe problemi a scatenare un conflitto generale: era pronta a battere entrambi i nemici e per poco non lo fece. Solo una minaccia concreta da parte della Gran Bretagna avrebbe potuto fare da deterrente: nel 1914 la Germania non era ancora pronta a sfidare l’impero britannico. Ma Londra si astenne dall’intervenire seriamente nella crisi europea continentale e si trovò nel conflitto letteralmente contro la sua volontà, una settimana dopo l’inizio delle ostilità, solo dopo che la Germania stava iniziando a invadere Belgio e Francia, minacciando direttamente le coste britanniche.

Anche qui, come abbiamo visto, ci sono tantissimi “se”: se l’Impero Austro-Ungarico avesse mandato un ultimatum più ragionevole alla Serbia, se la Russia non fosse entrata in guerra al fianco della Serbia, se la Gran Bretagna avesse mobilitato la sua flotta già in luglio e minacciato più duramente un intervento in caso di guerra tra Francia e Germania… allora non sarebbe scoppiata la I Guerra Mondiale. La Belle Epoque sarebbe continuata, avremmo avuto una globalizzazione ante-litteram, ci sarebbero state poche possibilità di affermazione per movimenti totalitari, gli imperi e i regni autoritari, già in fase di riforma, gradualmente sarebbero diventati più liberali, l’Europa avrebbe continuato a dominare il resto del mondo, gli Stati Uniti sarebbero stati beati, isolati e liberi come prescritto dai padri fondatori.

Ma anche in caso di scoppio del conflitto, avremmo potuto avere un mondo diverso, anche migliore. Nel caso di un differente esito della guerra... (segue)

Pubblicato il 1/8/2009 alle 1.48 nella rubrica Diario.

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